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25 settembre 2015

INTERVISTA - Alessandra Giavazzi e Ragione e Follia

Intervista a Alessandra Giavazzi e notizie sul suo "Ragione e Follia".

Alessandra Giavazzi: Mi sono diplomata al liceo classico e ho conseguito una laurea triennale in letteratura con indirizzo in comunicazione e pubblicità, ambito nel quale intendo proseguire con una specialistica nei prossimi due anni.







Quando hai scoperto la passione per la scrittura?

Non è una passione. È proprio un amore. E l’ho sempre provato, ancora prima di imparare a scrivere. All’asilo chiedevo alle maestre di insegnarmi a scrivere le parole, perché mi annoiavo a disegnare.

Qual è stato il tuo primo testo?

A 11 anni ho scritto un racconto. Circa tre quaderni a righe di Snoopy, due Bic e la mano sinistra costantemente imbratta di inchiostro.

Quale genere letterario ti è più affine? Quale invece non riesci a leggere e/o a scrivere?
Non ho preferenze di genere e nemmeno di stile. Cambio! A seconda di quello che voglio imparare o comunicare in quel periodo della mia vita.

Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?
Sereno!
Non ho mai scritto con l’idea di pubblicare. Non mi piace corteggiare, voglio essere corteggiata! Così ho inviato il mio libro a case editrici selezionate, medie e piccole proprio come me, solo dopo che i miei primi lettori mi hanno incoraggiata, straincoragiata, a farlo. Dopo 4/5 mesi di attesa, mentre ero alle prese con la mia tesi di laurea, mi sono arrivate alcune proposte. Proprio quando ne avevo scelta una e stavo per firmare un contratto, mi sono bloccata. Mi giunse il consiglio, autorevole, di fare un self-publishing: l’investimento sarebbe stato minimo e l’incasso tutto mio, oltretutto se ci fossero state delle riedizioni sarebbe stato più semplice il passaggio dei diritti d’autore. Ci ho pensato seriamente. Ma poi ho ritenuto che non toccava a me investire nemmeno una minima quantità di denaro, che il guadagno era l’ultimo dei miei obiettivi e che avevo bisogno, almeno per il primo libro, di qualcuno che investisse su di me dando autorevolezza al mio lavoro.

Come è nata l’idea di Ragione e Follia? Cosa ti ha ispirato?
Io credo che il nostro inconscio, per scomodare per l’ennesima volta un termine classico, superato e tuttavia esplicativo, ne sappia molto più di quanto crediamo, si ricordi molte più cose e racchiuda tutte quelle azioni che chiamiamo “istintive”. Quindi solo a posteriori potrei riflettere su cosa della mia esperienza possa aver ispirato Ragione e Follia. Al momento, 5 anni fa, sapevo solo di essermi svegliata una mattina con in mente una storia. E con qualcuno accanto che mi disse “scrivila”.

Quanto c’è di te in questo testo?
Sul piano della littera nulla, infatti ho dovuto fare moltissime ricerche per poter scrivere vicende verosimili. A livello di significato, spero niente di personale, come condividerete leggendo il thriller.

Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?
Disponibile su amazon.
Sì! Solo quando dovevo scrivere temi a scuola e articoli di giornale. Devo sentire mio un argomento per poterne scrivere, perché per me la scrittura non è che un’apparizione della nostra anima. In quei casi l’ho superato sorretta da una motivazione esterna e dicendomi “prima lo scrivo, prima lo finisco”.


Cosa vuoi comunicare con il tuo Ragione e Follia?
L’ho già scritto in altre interviste, ma devo ripetermi perché è cruciale. Alla fine della storia salterà fuori che la dicotomia ragione-follia non è netta, come lo è nel nostro codice linguistico. Che le parole e il loro senso ci possono apparire chiare in un momento e poi svelare un significato addirittura opposto. Vorrei comunicare che comunicare è un gran casino. Soprattutto perché tutti vogliono comunicare e pochi sanno ascoltare. E allora la sfida è incuriosire, rendere semplice, interessare, coinvolgere…

Ragione e Follia racconta la vicenda di un normale padre di famiglia che, all’improvviso, trascina moglie e fratello maggiore nel baratro della sua follia. Suggestionato da incubi e visioni molto reali, indaga su un presunto omicidio, ora con gli strumenti dell’intuito ora con gli strumenti della razionalità, fino a svelare una sconvolgente verità che risale al passato della sua famiglia. Il suo segreto, per anni rimasto sepolto vivo.
Cosa pensi del Self-Publishing?
Potrei parlare a lungo del fenomeno del self-publishing. In questa sede, per ora, preferisco limitarmi ad esprimere due pareri: uno dal punto di vista dello scrittore e l’altro dal punto di vista del lettore. Credo di aver già espresso la mia opinione in quanto scrittrice raccontando la mia esperienza di pubblicazione. Per quanto riguarda il lettore, il self-publishing è una grande opportunità di conoscere la propria epoca, senza il filtro degli interessi economici. 

Quali sono i tuoi progetti futuri? 
Ho nel cuore la scrittura e la comunicazione e porto in grembo un nuovo romanzo e alcuni racconti, nonché un progetto ancora embrionale di cui spero di potervi parlare presto!


Grazie ad Alessandra per averci dedicato il suo tempo. In bocca al lupo e buona scrittura!




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