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17 novembre 2021

REVIEW TOUR - Requiem d'Inverno di Krisha Skies | Words Edizioni

Requiem dInverno di Krisha Skies è un fantasy ambientato in un mondo e tempo fittizio ma simile al nostro e richiamante l800, ma con connotati diversi e uno stretto e particolare legame con l’aldilà
 
Lenora, la protagonista, è un Obolo, ovvero una delle poche capaci di aprire varchi per l'aldilà e trasportare le anime nei Campi Fioriti; un vero lavoro con tanto di compenso, ma mal visto dalla religione tradizionale.

«Vedrai che andrà tutto bene.» La sua voce è così rassicurante che mi fa socchiudere gli occhi. «Da oggi in poi sarai ufficialmente un Obolo. Il migliore di tutti.»
Sospiro.
Un Obolo.
Già, è questo che sarò: una guida per i defunti. Colei che li accompagnerà nel loro viaggio estremo verso l’Ade
Lenora per i suoi trascorsi famigliari ha già ha avuto contatto con la perdita e la morte, esperienze che l’hanno segnata e influenzato tutta la sua famiglia: la madre e il fratello Julian, con il quale ha un rapporto molto, troppo, profondo. Lenora è un personaggio fortemente caratterizzato e molto sfortunato, attraversa numerose difficoltà (anche troppe, povera!) ed lo percepisco perennemente infelice, ma in effetti ha molti tormenti ad accompagnare la sua giovane vita e anche doveri, come quello di mantenere i suoi cari e trovare un buon marito. Durante una traversata da Obolo per accompagnare un defunto nell’aldilà, ha contatto diretto con il sommo giudice dell’Ade trovandosi improvvisamente legata a lui, anche se non capisce in che modo.  
Il ruolo di Obolo è ben definito, una mansione con regole e peculiarità (come indossare una maschera per non farsi guardare dai giudici dell’Ade, aprire varchi tramite arcate fiorite, etc.), una creatura nuova nel fantasy, o almeno nuova per me. L’autrice reputo abbia scritto un’opera originale (nonostante i riferimenti al mito di Ade), e costruito un universo preciso e credibile con personaggi vari e con personalità nettamente distinguibili; uniche.

Julian, ad esempio, è devoto alla sorella ma vizioso.

Maximus, tanatosteta miglior amico di Lenora, è un professionista, magnanimo, un gentiluomo.

Il duca di Burdak carismatico, manipolatore, e permettetemi di dire un po’ bipolare.

Acheron, giudice dell’Ade, uomo titanico, rude, accattivante. 
 
Potrei descrivere tutti i personaggi, primari e secondari, in breve e con termini diversi; penso che l’autrice abbia svolto un ottimo lavoro di caratterizzazione.

Lenora è circondata da presenze maschili, con ognuna ha un rapporto diverso e ognuna di esse è invaghita a suo modo di Lenora. Personalmente mi ha colpito e amareggiato il rapporto tra Julian e Lenora, così logorante...

«Tu sei la persona più importante al mondo, per me, Julian» sussurro, con un’espressione di dolore che lui, fortunatamente, non può vedere.
«Lo so, Lenora» risponde, accarezzandomi i capelli. «Lo so.»
Ho le labbra vicine alla sua pelle a tal punto che potrei anche sentirne il sapore, se non fosse che, con un sobbalzo, la carrozza si ferma. Mi lascio sfuggire un piccolo grido nel sentire la porta della vettura che si spalanca all’improvviso.
Ancora stretta tra le braccia di Julian, sollevo con uno scatto la testa avvertendo lo sguardo gelido di qualcuno su di me, su di noi, e non si tratta di uno dei nostri servitori.
La signora Marguerite Beaufort, con l’aria più stanca e invecchiata del solito, ci sta fissando con il petto ansante, la mano ancora poggiata sulla porta aperta della carrozza.
«Scendete subito» ci ordina, secca.
«Madre…» provo a dire, arrossendo violentemente.
«Madre» mi fa eco Julian, senza scomporsi affatto. Si scosta da me e curva la schiena per scendere dalla carrozza e precedermi fuori per poi tendermi una mano, che afferro dopo un attimo di esitazione.
Sotto il cipiglio di nostra madre, e quello inespressivo di un paggio che sembra scrutare dritto davanti a sé, scendo dalla vettura affrettandomi a lasciare la mano di Julian. 

Mentre reputo appassionato e burrascoso quello tra lei e Acheron...

Chiudo gli occhi, mentre le labbra di colui che mi sta uccidendo mi sfiorano il lobo dell’orecchio. La sua voce canta, melodiosa: «Il calore della tua pelle può sciogliere il ghiaccio che imprigiona la mia: non allontanarti da me. Il battito del tuo cuore spezza le catene che mi straziano il petto: appartienimi!»
Il mio cuore, ormai, non batte più e io sono solo nebbia e fiori che profumano di morte. 
 
E lasciato perplessa quello tra la giovane e il Duca. 
Questo romanzo suscita diverse emozioni, simpatie e antipatie.

Le vicende si svolgono tra un paese chiamato Kraven e i suoi dintorni e l’Ade.
La personalizzazione dell’Ade e delle sue creature è di tutto rispetto.

«I cani dell’Ade sono uomini» dico tutto d’un fiato. «Sono uomini e adesso ti prego di mantenere il segreto. In un’unica traversata ho violato tutte le regole più importanti della Sororitas e sono stata… morsa. Non so perché io sia ancora viva, Maximus, né lo capisco.»
L’uomo sospira, facendomi cenno di abbassare la camiciola, poi annuisce. «I cani dell’Ade sono esseri umani?»
«Una volta lo erano, anche se adesso hanno ben poco di umano. Vestono armature che ricordano gli animali di cui portano il nome, si muovono spesso su gambe e braccia, a volte strisciano persino. E mordono. Mordono per dilaniare, lacerare, per…»
«Insomma, per uccidere.» Maximus interrompe il mio concitato discorso, permettendomi di riprendere fiato.
«Sì.»
La storia ha un buon ritmo, vi sono diversi eventi a movimentare il romanzo, per questo non vi annoierete mai. Come anticipato, Lenora ne passa di cotte e di crude. 
 
Lo stile dell’autrice è descrittivo ma mai pesante, la lettura coinvolge e abbraccia il lettore sempre più spinto dalla voglia di sapere quale sarà la sorte di Lenora: Obolo? Moglie? Martire? Altro punto super a favore è la mancanza di spiegoni, ogni informazione, ogni risposta, viene data procedendo con la lettura, senza perdere però l’alone di mistero che ci guiderà poi verso il secondo libro.

Se dovessi definire questo romanzo userei due termini: affascinane e intrigante. Niente è banale o scontato. Penso sia uno dei fantasy, con sfumatura dark e rosa, più bello che io abbia mai letto.

Ne parlerei a volontà fino a spoilerare. Ve lo consiglio senza alcun dubbio.

🚦 Resoconto in punti, anche inutile visto che il romanzo mi è piaciuto per intero e ho solo note positive.

Positivi
🟢Storia originale
🟢Personaggi
🟢Ambientazione
🟢Stile
🟢Intreccio
🟢Show dont tell

Estratti forniti dalleditore.


Lenora ha tutto ciò che potrebbe desiderare: è giovane, bella, ricca, anche se sprovvista di titolo nobiliare. Eppure, la sua vita non è come quella delle altre fanciulle dell’alta società della Repubblica. Il profumo inebriante dei narcisi, le maschere di pizzo, i raffinati balli aristocratici nascondono misteri legati alla morte e alla sorte dell’anima. Misteri noti solo a quelle come lei: gli Oboli, donne nate con il dono di poter aprire varchi tra il mondo dei vivi e quello dei morti. In una società in cui il denaro può comprare un posto nei Campi Fioriti dell’oltretomba, dietro lauti compensi Lenora presta i suoi servigi a facoltosi borghesi e a influenti aristocratici, protetta dall’irruente fratello maggiore Julian e desiderata dal perverso Duca di Burdak. Durante una delle traversate oltre la soglia dell’Ade, però, qualcosa sembra andare storto: la giovane incappa nel sovrano dell’oltretomba, l’affascinante e pericoloso Sommo Giudice Acheron. Ma cosa lega Lenora e Acheron? E quando lei ne implorerà l’aiuto, cosa pretenderà in cambio il dio dei morti?



Testo fornito dall'editore

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