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13 settembre 2022

INTERVISTA - Fabrizio Valenza e L’isola dei morti


Di origini siciliane e con il pallino di raccontare il mondo secondo il suo punto di vista, dopo nove anni di lavoro in banca, ha deciso di cambiare vita per darsi una svolta verso il meglio. Ha deciso nel 2004 di insegnare nelle Scuole dell’Infanzia e di scrivere la filosofia che elabora. Avendo a che fare giornalmente con i bambini dai 3 ai 6 anni, lascia spazio a quello che Jung chiamava il Puer Aeternus: si diverte il puer e diverte anche Valenza. A partire dal 2007 ha iniziato a pubblicare romanzi, prima con il self-publishing e un buon successo (Storia di Geshwa Olers), poi con molti editori, per lo più medio-piccoli, e risultati altalenanti. Ora, dopo 15 romanzi e 15 anni, ha deciso di ritornare all’autopubblicazione, per offrire al lettore un’esperienza più personalizzata.

Benvenuto su Peccati di Penna Fabrizio! Quando hai scoperto la passione per la scrittura?
Grazie per l’accoglienza. Non so se si trattasse già di passione all’epoca, ma ricordo la stesura di un primo racconto all’età di tredici anni, la storia di un amore impossibile attraverso le sbarre di una prigione. Quello dell’amore difficile è, a dire il vero, una tematica spesso presente nei miei scritti, perciò immagino che fosse già “passione”, ancora nascosta e nascente, ma già tale. La consapevolezza che avrei voluto scrivere e inventare nuovi mondi, fatti di personaggi mai esistiti e di luoghi mai descritti prima, giunse però con la scoperta di Emilio Salgari: un veronese come me, che mi testimoniò la possibilità di utilizzare l’immaginazione per parlare di ciò che non è davanti ai nostri occhi. Ecco, quello fu un momento in cui davvero compresi appieno la forza della narrazione.


Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?
Ci vollero anni prima che riuscissi a ottenere un dattiloscritto all’altezza di una pubblicazione. Questo accadde nel 1999 (a 27 anni), quando iniziai a scrivere Storia di Geshwa Olers, un romanzo fantasy in sette volumi. Tuttavia, per arrivare alla pubblicazione dovetti attendere fino al 2007, quando lo autopubblicai su un blog di Splinder (fui uno dei primi in una simile iniziativa), permettendo di scaricarne i capitoli gratuitamente. Con l’aiuto di alcuni blogger e di altri siti interessati all’iniziativa, riuscii a superare le 30.000 copie scaricate, numero enorme. Quanto a sapere chi di costoro lo abbia letto, è tutt’altra faccenda. Ciò bastò, però, per ottenere l'attenzione nel 2008 dell’editore Lindau, che decise di pubblicare il primo volume con l’etichetta di L’Età dell’Acquario. E da lì ho continuato a scrivere e pubblicare romanzi, soprattutto horror.


Come è nata l’idea di L’isola dei morti? Quanto c’è di te in questo testo?
La storia di Andrea Nascimbeni (il protagonista del romanzo) e della sua ricerca nella misteriosa isola al largo di Zoagli è nata ascoltando il poema sinfonico di Sergej Rachmaninov, che tra l'altro si lasciò ispirare dalla riproduzione di uno dei dipinti omonimi di Arnold Böcklin. Ascoltando quella musica passionale e magica, ebbi come una visione: man mano che l’ascoltavo a ripetizione, le sue note si trasformavano nelle scene di un dramma personale, vissuto a cavallo tra la morte e la vita, condotto dal potere cieco dell’amore incontrollato e definito dai riti misteriosi di una popolazione che viveva ancora secondo modalità pagane.

Non so dire esattamente quanto ci sia di mio in questa storia: ogni romanzo rappresenta il vissuto del proprio autore, anche se spesso notevolmente trasformato. Probabilmente è molto mia la curiosità verso ciò che è misterioso, verso una sapienza antica, ma anche il lasciarsi trasportare dall’amore per ritrovare il senso della propria vita.

L'isola dei morti di [Fabrizio Valenza]
 
Chi è il lettore ideale per L’isola dei morti?
Credo sia un lettore che ha voglia di riscoprire il gusto per una narrazione avvolgente, ma a suo modo progressiva, non immediata. Un lettore che ama il mistero e che non si spaventa alla prospettiva di sentirsi messo in discussione: perché è chiaro che a un certo punto, il lettore che si identifica con il protagonista de L’isola dei morti si senta direttamente chiamato in causa. La domanda che in qualche modo gli viene rivolta, al termine della storia è: e tu, che cosa avresti fatto al suo posto?


Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sto terminando la stesura di un nuovo romanzo, per certi versi un poco sperimentale, in quanto composto da tre lunghi racconti che in qualche modo si intrecciano, una storia fatta di amore, anche in questo caso passionale, e descritto in maniera molto esplicita; non può però mancare l’elemento soprannaturale e tutto il romanzo, intitolato (almeno per il momento) Coincidenze si interroga sul senso delle stesse. In contemporanea, sto curando la pubblicazione di un nuovo saggio filosofico (l'altra mia attività) e mi piacerebbe riprendere in mano i romanzi già pubblicati per riproporli al pubblico dei lettori con una forma più limata.

Grazie a Fabrizio Valenza per il suo tempo. In bocca al lupo e buona scrittura!
Grazie, e a voi buone letture!

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