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1 febbraio 2021

INTERVISTA - Federica Caporaso e La porta della frontiera


 



Federica Caporaso è nata a Napoli. Ha studiato Lingue e Letterature straniere all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Dopo un’esperienza a Istanbul come studentessa Erasmus, si è trasferita a Malta, dove è rimasta per quasi sei anni. Tornata a Napoli, ha iniziato a lavorare come insegnante di lingua inglese. La porta della frontiera è il suo primo romanzo.
 

Benvenuta su Peccati di Penna Federica Caporaso! Quando hai scoperto la passione per la scrittura?
L’ho scoperta molto presto, ricordo che già alle elementari mi divertivo a scrivere storie che poi condividevo con la maestra e i miei compagni di classe. Ho sempre sentito un forte bisogno di esprimermi e la scrittura è sicuramente il canale d’espressione che preferisco.

Qual è stato il tuo primo testo?
Il primissimo testo non lo ricordo, avendo iniziato a scrivere molto presto. Ricordo molto bene invece il primo testo che abbia mai letto: “Il Principe Felice” di Oscar Wilde.

Quale genere letterario ti è più affine? Quale invece non riesci a leggere e/o a scrivere?
Sicuramente la fantascienza, sia da lettrice che da autrice. Il genere che invece mi è più difficile sia da leggere che da scrivere è il giallo. Ci sono ovviamente delle eccezioni, ad esempio “Assassinio sull’Orient Express” di Agatha Christie è uno dei miei libri preferiti.

Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?
Ho iniziato cercando su internet case editrici, rigorosamente non a pagamento, che trattassero di fantascienza, poi ho fatto una selezione tra quelle che mi sembravano più interessanti e alla fine ho deciso di inviare il mio manoscritto a Scatole Parlanti. Quando sono stata contattata da loro ero felicissima, non avevo mai pubblicato nulla prima di allora e sarò sempre molto grata a Scatole Parlanti per aver creduto nel mio progetto.

Come è nata l’idea di La Porta della Frontiera? Cosa ti ha ispirato?
L’idea è nata diversi anni fa, quando iniziai a lavorare in un call center all’estero. Fu un’esperienza formativa ma anche molto alienante, che mi portò ad interrogarmi sul concetto di libertà, che è sempre stato fondamentale nella mia vita. All’epoca mi ero appena laureata ed avevo da poco lasciato Napoli per andare a vivere a Malta alla ricerca di quell’indipendenza di cui avevo tanta sete. Fu un periodo intenso non privo di difficoltà, avevo pochi soldi in tasca e tanti sogni che quotidianamente si scontravano con una realtà sicuramente più difficile di quella universitaria a cui ero abituata. Sono convinta che non esista libertà senza indipendenza, ma rispondere a più di trecento telefonate al giorno per nove ore consecutive sicuramente non corrispondeva all’idea di libertà che avevo deciso di inseguire andando via da casa. Quel momento rappresentò per me il primo, vero contatto con la realtà e le riflessioni che mi accompagnarono in quel periodo furono per me la fonte di ispirazione principale. “La Porta della Frontiera” può sicuramente essere letto come un romanzo di formazione, come la storia di una ragazza che lascia il suo mondo sicuro fatto di famiglia e amicizie di una vita per cercare la propria libertà.


In una ipotetica società del futuro, conservatrice e ultra religiosa, il governo ha stabilito che ai nascituri venga impiantato un dispositivo chiamato “porta” attraverso il quale si può avere accesso ai ricordi e ai pensieri dell’individuo, annullando di fatto la sua privacy. Berta, una ragazza diligente e di animo puro, si scontra con l’ossessione per il controllo che imperversa nel mondo. A seguito di una traumatica scansione che metterà a nudo la sua sfera più intima, la ragazza si farà chiudere la porta chirurgicamente, per sempre, nonostante la scelta comporti l’esclusione dalle università e dalle aziende pubbliche. Dovrà quindi accontentarsi di un lavoro alienante e poco gratificante in una cittadina grigia, lontano da casa. Lì incontrerà Derek, un ragazzo pieno di segreti che le farà perdere la testa per poi sparire nel nulla. Riuscirà Berta a ritrovare il suo amore e a dare un senso al mistero della coscienza umana?
 
Quanto c’è di te in questo testo?
C’è sicuramente moltissimo di me in questo testo, soprattutto nel personaggio di Berta, che è la protagonista del libro.

Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?
Sì, mi è capitato più di una volta. Leggere mi aiuta molto a superare i miei periodi di “blocco”. Leggere mi ispira e mi dà nuove idee.

Cosa vuoi comunicare con il tuo La Porta della Frontiera?
Che la libertà è un bene prezioso e, come tale, ha un prezzo alto. Un prezzo che però, a mio avviso, vale sempre la pena pagare.

Cosa pensi del Self-Publishing?
Confesso di non sapere molto a riguardo, ma credo sia un’ottima alternativa per quegli autori che magari non hanno trovato una casa editrice che li convinca e che sia disposta a pubblicarli o che semplicemente preferiscono pubblicare in totale indipendenza.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Ho un altro libro in cantiere, sempre di fantascienza. Spero di riuscire finirlo presto!

Grazie a Federica Caporaso per averci dedicato il suo tempo. In bocca al lupo e buona scrittura!

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