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29 gennaio 2021

INTERVISTA - Attilio Alessandro Ortolano e Ossigeno


 



Attilio Alessandro Ortolano è nato a Lanciano nel 1993 e vive a Ortona. Studia Economia Aziendale presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara. Con Edizioni La Gru ha pubblicato i romanzi Bellezza e Crudeltà (2015) e Il cuore che abito – Altrove si ride (2018). Ha vinto il premio come migliore autore abruzzese nel 2015, grazie al concorso “Vittoriano Esposito” di Celano, e si è classificato terzo al premio nazionale “Mondoscrittura” della Città di Ciampino. Ha ottenuto riconoscimenti in altri quattro premi nazionali. È presidente dell’associazione culturale Aurora e fondatore del premio di poesia in spiaggia “La Riccetta”.
 

Benvenuto su Peccati di Penna Attilio Alessandro Ortolano! Quando hai scoperto la passione per la scrittura?
Grazie per l’opportunità. Fin da bambino ero come una spugna per tutto quello che accadeva intorno a me. Ma probabilmente questo avveniva senza che io lo sapessi. Ho iniziato a scrivere dopo la fine del liceo, in un particolare periodo della mia vita. Con la scrittura riuscivo a esprimere quello che sentivo. La scoperta di questo modo per comprendere la grammatica della mia anima è stata una salvezza. Ringrazio in parte per questo Francesca Iormetti, la mia professoressa di lettere delle scuole superiori, la quale ha creduto in me molto prima che lo facessi io, l’insegnante di italiano delle scuole medie Valentina Ciampichetti, la maestra delle scuole elementari Maria Luisa Marini, e suor Benigna dell’asilo che ho frequentato a Venezia.

Qual è stato il tuo primo testo?
Il mio primo testo è stato “Bellezza e Crudeltà”, edito per Edizioni La Gru e pubblicato nel 2015. In verità tale progetto nasceva come un personale allenamento. Volevo scrivere una sceneggiatura per gioco. Non so come sia effettivamente nato un romanzo, ma ancora oggi questa constatazione mi porta a pensare che è stata una benedizione che mi ha salvato da molte cose.

Quale genere letterario ti è più affine? Quale invece non riesci a leggere e/o a scrivere?
Credo che il genere che mi sia più affine sia quello distopico, sulla scia di Orwell e Huxley. Ma in verità per le letture prediligo principalmente i classici e non guardo al genere. Non so quale genere non riesco a leggere perché non riesco a dare importanza a questo. Non so quale genere non riesco a scrivere perché molti generi semplicemente non li ho provati a trattare.

Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?
Ho completato “Bellezza e Crudeltà” nel 2013 circa. Ho quindi mandato il manoscritto a circa centocinquanta case editrici sul territorio italiano. Mi hanno risposto circa dieci case editrici, la maggior parte delle quali mi chiedeva un contributo per la pubblicazione. Ho rifiutato tutte queste proposte e nello stesso momento stavo preparando un secondo progetto. In realtà ad un certo punto il mio interesse non era più pubblicare a tutti i costi ma scrivere perché solo in quel modo stavo bene. Sono stato fortunato che la casa editrice La Gru mi abbia scritto il 1 gennaio 2015 dicendomi che era capitato loro in passato di aver pubblicato una distopia, per poi decidere di non farlo più in quanto considerato un genere abbastanza di nicchia. Tuttavia in quel caso particolare l’editore Massimiliano Mistri mi scrisse che il mio progetto presentava dei tratti che nella distopia di solito non erano presenti. Ha voluto scommettere su di me e di questo gli sarò sempre grato. “Bellezza e Crudeltà” è stato un successo e con Edizioni La Gru ho pubblicato nel 2018 anche “Il cuore che abito (Altrove si ride)”. Ho presentato in circa cinquanta località italiane e, per fortuna, vinto dei premi nazionali. Questo ha contribuito a darmi la carica per continuare. Ma soprattutto ho incontrato delle persone che senza questi romanzi non avrei mai incontrato. Persone per me diventate i miei maestri, miei amici, e per questo sono molto grato. Un libro ti trascina in posti che non ti aspetti se credi in esso.

Come è nata l’idea di Ossigeno? Cosa ti ha ispirato?
Ossigeno” è il mio terzo romanzo, edito con Augh! Edizioni, pubblicato nel 2020. L’ispirazione per questo libro è venuta dall’incontro con Gianfranco Lucarelli, un ex carabiniere operante nei reparti operativi speciali. Il suo incontro, avvenuto grazie a “Bellezza e Crudeltà”, mi ha colpito per svariati motivi. Siamo entrati subito in sintonia. Ho sempre sentito in me uno stretto legame con la figura del soldato, anche nel suo senso metaforico. Inoltre in quel periodo mi è capitato di incontrare una donna di nome Alma, ad una presentazione del primo romanzo, la quale mi ha confidato alcune questioni su mie remote vite, derivanti da una sua capacità “medianica”. Sono cose alle quali comunque si può credere o no, ma questa è una storia diversa e non è la domanda giusta per trattarne. Lascio solo intendere che, avvenuto questo incontro nello stesso momento in cui avevo incontrato Gianfranco, in me si son ridestati sentimenti tali che mi hanno portato alla stesura di “Ossigeno”. Inizialmente da ambientare negli anni di piombo, ma poi catapultato nel futuro.


Quanto c’è di te in questo testo?
Non posso negare che la risposta sia molto. Perché questo testo mi ha costretto a scendere dentro le mie profondità, a denudarmi e ad esprimere particolari aspetti legati alla mia anima i quali non avrei mai potuto esplodere come con la parola scritta. Non so se ci sono riuscito o meno, ma credo che in molti tratti per questo il libro appaia come una descrizione di fatti interiori i quali, per essere intesi, vanno letti senza alcun tipo di schema mentale o simili. Dovrebbe essere una lettura di pancia. Ma il bello è che per alcuni non lo sarà e quindi ci vedranno altre cose.

Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?
La risposta è no. In particolare perché scrivo quando sento di avere l’ispirazione per farlo, e quindi non mi sono mai posto la domanda. Quando non scrivo è semplicemente perché non sento di doverlo fare. Tuttavia la scrittura per me è terapeutica. In particolari circostanze torna a spingere dentro me e devo per forza dedicarmi ad essa.

Cosa vuoi comunicare con il tuo romanzo Ossigeno?
Posso dire cosa voglio comunicare io come autore, ma sono sempre restio a definire questo messaggio universale per tutti quelli che leggeranno. La mia visione è solo una visione. Un libro vive grazie a chi lo legge. A chi dunque scopre in esso altro rispetto a chi lo scrive. Un libro non è completo con il solo autore ma si completa grazie ai suoi lettori. Rimane vivo per molto tempo e supera la vita stessa di chi lo scrive e chi lo legge. Personalmente con questo romanzo ho voluto comunicare una sensazione interiore che è quella del soffocare rispetto a questa società, la quale spesso non riconosce compiutamente la fragilità e la fratellanza delle persone e tra le persone. Questo genera in noi sentimenti poco buoni. In secondo luogo la condizione dei soldati è quella di tutti noi. Ed i soldati non fanno altro che enfatizzare tale condizione: la divisa che indossa un militare è una armatura in più rispetto alla pelle, ed in parte una fuga dalla vita stessa, la quale appare difficile da vivere in virtù di determinate cose. In terzo luogo ho voluto mettere in guardia da una condizione che secondo me si presenterà abbastanza spesso nel futuro: essa è una condizione prevalentemente psicologica ed associata alla depressione, simile a quella sperimentata dai soldati dopo le guerre, e nel nostro caso simile a quella che deriva dall’eccesso di tecnologia nelle nostre vite e dalle troppe cose che ci permettono una fuga facile dal meditare sul significato della vita e della nostra missione. Alcuni esempi: la televisione, internet, il lavoro, il cibo. Se si esagera in tutto questo, ciò basta a riempire le nostre giornate per sempre. E, il non aver conosciuto da vicino la nostra essenza, genera in noi ad un certo punto frustrazione e infelicità. Tale infelicità verrà riversata sul prossimo. Sviluppando dunque una catena infinita che ci porta al niente. Ho scritto questo romanzo ben prima della pandemia ma, in una condizione pandemica, è da tenere d’occhio al massimo l’aspetto psicologico, il quale mostrerà i suoi effetti probabilmente per anni. 
 
 


2061. Il tenente Joshua è a capo di un'unità di soldati incaricata di disinnescare delle bombe atomiche miniaturizzate per conto del comandante Lanza. La missione è di una pericolosità estrema: si snoda tra l'Europa e l'Africa nel contesto di un mondo scosso dal terrorismo, in cui i confini sono sempre più vicini e sfumati. La consapevolezza di vivere ogni secondo a un passo dalla morte turba e stravolge le coscienze dei militari, inducendoli a riflettere sul senso della loro esistenza avvolta dalla solitudine, scaraventata nel limbo di un passato pesante e un futuro impossibile. Joshua e i suoi uomini, nel corso delle operazioni, scoprono ai loro piedi una città costruita sotto una sterminata superficie di vetro. È O2, un non-luogo al centro del progetto "Nuova Vita", ideato dallo stesso Lanza. Una gabbia dorata in cui gli abitanti della Terra, nella loro totalità, potrebbero tornare a respirare un clima più umano. Tuttavia, il disegno del comandante è multiforme e i protagonisti si ritrovano al centro della vera natura del piano.
 
Cosa pensi del Self-Publishing?
Credo sia utile solo qualora la persona che vuole pubblicare abbia 40 anni o voglia far leggere i suoi scritti ad un pubblico di nicchia. In caso contrario non si tratta di case editrici ma di tipografia. Posso capire che dal punto di vista economico questo vuol dire per la casa editrice coprire delle spese iniziali e mettersi al sicuro. Ma vuol dire anche mettere in commercio libri la cui valenza non è legittimata dalla scommessa che un vero editore fa su un romanzo. Probabilmente l’editoria attuale si sta ampliando e molte case di questo genere stanno emergendo. I risultati si vedranno dal punto di vista culturale tra diversi anni. Quello che una nazione legge plasma le persone che leggono. Ad ogni modo il mio discorso non è generale, tuttavia sconsiglio l’autopubblicazione.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sto sviluppando tre progetti per i quali impiegherò diversi anni. Non so quando verranno alla luce. Ma di solito parlo più a lungo di qualcosa al momento in cui viene completata. Lego la mia passione per la letteratura ai miei studi economici e sono estremamente contento di riuscire ad esprimermi con la parola scritta. Questa capacità è una salvezza imperitura che mi accompagna ogni giorno.

Grazie per queste bellissime domande e grazie per aver deciso di darmi questa opportunità.
Ciao a tutti.

Grazie a Attilio Alessandro Ortolano per averci dedicato il suo tempo. In bocca al lupo e buona scrittura!

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