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21 maggio 2018

SEGNALAZIONE + INTERVISTA - Francesco Tenucci e I Tre Regni | GDS

Buonasera, oggi vi presento un autore e il suo fantasy, dieci domande per conoscere meglio Francesco Tenucci e il suo percorso verso I Tre Regni.

Francesco Tenucci nasce a Siena, ove si laurea in Scienze Politiche, Francesco Tenucci, ha pub-blicato il primo romanzo, “Il Paese delle Nuvole”(Lucio Pugliese Editore), nel duemilauno ed alcuni racconti brevi su periodici locali. Altri, di genere marinaresco, sono comparsi, premiati, su collane di Concorsi Letterari nazionali. È poi scaturito il seguito de “Il Paese delle Nuvole”, con “Tutti mi dicon Maremma” (Leucotea Edizioni 2012), ambientato nella Maremma toscana ove ha trascorso la sua intera vita, traendo costante ispirazione dalla natura selvaggia e aspra di una terra mistica e spirituale. Da tale atmosfera incantata ha preso vita il genere di narrativa fantastica che vede pubblicare “Anselmo dei Boschi” (Pilgrim Edizioni 2012) e i “Tre Regni”.

TRAMA
TITOLO: I Tre Regni.
AUTORE: Francesco Tenucci
EDITORE:GDS
GENERE: Fantasy
PREZZO: ebook 2,99€ cart. 16,90€
PAGINE: 332
Un uomo potrà scoprire un nemico nascosto, impensato e inimmaginabile parassita del suo animo da tutta la vita, incontrandolo unicamente in un’altra dimensione: nel mondo fantastico degli eroi. Sarà il primo passo che lo spingerà a inoltrarsi nei segreti della memoria, ove si rintana una ve-rità perduta e sconvolgente. Per potersi avvicinare il più possibile, il protagonista dovrà allontanarsene nella maniera più estrema e radicale. Ecco, così, che il protagonista toscano dei nostri giorni diviene Aonghas, capo clan nella Scozia favolosa del settimo secolo D.C., ove è trasportato senza sapere come, senza intuirne la ragione, per compiere una missione di cui ignora il progredire e perfino la meta. Ne viene inconsapevolmente avviluppato per consentire al suo nemico di accedere alla nostra epoca, usandolo come un ignaro portatore. Eppure, quel nemico, che vive nel sogno, l’ha realmente già violato. In un tempo così lontano e dimenticato che, solo nella leggenda, il protagonista potrà trovare la via per smascherarlo, affrontarlo e sradicarlo da se stesso.


INTERVISTA

Benvenuto su Peccati di Penna Francesco Tenucci! Quando hai scoperto la passione per la scrittura?
La letteratura ha sempre fatto parte della mia vita. Diciamo che gran parte della mia infanzia è trascorsa leggendo. Poi, insieme alla nascita del mio primo figlio, come una dono che avesse recato seco, la vena prese a scorrere.

Qual è stato il tuo primo testo?
Il primo testo ha coinciso col mio primo romanzo, dal titolo “Aiace, il paese delle nuvole”. Composto nel 2.000 e poi edito dalla Lucio Pugliese. Uno scritto semplice, come semplice è lo stile di vita che esso racconta, ambientato in un paese di mare fuori dal tempo, perché il paese della mia fanciullezza, ove è difficile distinguere tra sogno, mito, ricordo e poesia. E lo è anche oggi per chi ci è stato. O, almeno, così dicono, essendo, su quei lidi, la Natura e la Storia a farla da padrona. Due forze di fronte alle quali l’uomo ritrova la propria misura. Molto spesso assai ridimensionata rispetto a quella che s’era immaginato altrove. A quest’opera seguì “Tutti mi dicon Maremma”, edito nel 2013 con Leucotea Edizioni.

Quale genere letterario ti è più affine? Quale invece non riesci a leggere e/o a scrivere?
Oh, per carità! Non ho alcuna presunzione di potermi confrontare con la molteplicità dei generi letterari, anche perché non sono io a scegliere ciò che scrivere. L’ispirazione giunge, detta, ispira, dispone e spira. Due sono, solitamente, i generi che mi suggerisce. La narrativa italiana classica, magari lievemente toscaneggiante, e il fantasy sempre classico, come “Anselmo dei Boschi” che mi sta pubblicando or ora Lettere Animate. In fondo, due generi che esprimono, in contesti e stili apparentemente difformi, un percorso spirituale che si rivela simile al termine delle diverse vicende. Il cammino dell’uomo che nasce cieco e che vaga alla perenne ricerca della luce. A volte gli pare d’intravederla e invece picchia il capo in uno specchio, ove, però, è messo di fronte all’immagine essenziale da cui partire. O ripartire. La strada della vita, che inizia nelle pagine del romanzo e dovrebbe concludersi nell’animo del lettore. O, per lo meno, così si spera!

Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?
Un’altra domanda ci sarebbe? È stato come per gli Ebrei dispersi quarant’anni nel deserto! Ci vuole tanta, ma tanta costanza e non sempre giova.

Come è nata l’idea de “I Tre Regni”? Cosa ti ha ispirato?
È nata per conto suo. Come per le altre. A un certo momento della mia esistenza terrena, dovevo affrontare il mio passato. Se volevo ambire ad avere un futuro. Non è facile come sembra. E non è nemmeno questione di coraggio o di viltà. Ci son certi muri nel nostro inconscio che non si possono abbattere con la sola volontà. Occorre scalzare la barriera sin al primo mattone e al primo muratore. Questo è ciò che fa il protagonista del romanzo, il quale viene risucchiato dalla contemporaneità addirittura sette secoli addietro. E prima ancora. Ab ovo, si potrebbe dire. Quanto meno al suo di uovo! Solo dalla dimensione del mito potrà affrontare una verità, altrimenti, inaccettabile. Scoprirla prima, risolverla poi. E vivere liberandosene. Quindi, credo di poter dire mi abbia ispirato il desiderio di libertà, ma principalmente il desiderio di vedere liberi i miei figli.

Quanto c’è di te in questo testo?
Quanto i miei sogni e il mio animo hanno voluto traspondervi. Molto, tutto, niente. Lo indovini il lettore, se potrà. Ma, in fondo, che importanza può mai avere, per costui? Più importante, credo e confido, che vi ritrovi se medesimo, o, comunque, che ne tragga assonanze ed eco che facciano increspare la superficie del suo animo, affinché possa navigare sino al cerchio estremo. E toccare terra.

Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?
No, mai, sinceramente. Non perché abbia scritto a getto continuo, ma solo perché l’ho fatto quando avevo qualcosa da scrivere. Quando il messaggio arrivava e premeva per uscire e prendere forma. Poteva presentarsi in un sogno, in un film, nel frammento di una conversazione udita apparentemente per caso, nella natura: un sasso, una nuvola, un albero. Sovente, per i passaggi determinanti e intimamente liberatori, nella preghiera. Il fatto è che non ho mai VOLUTO scrivere. Piuttosto, dovuto.

Cosa vuoi comunicare con il tuo “I Tre Regni”?
Per carità! Non nutro tale presunzione. Non l’ho composto con un intendimento razionale, con uno schema o una scaletta, o pensando a un pubblico particolare, come mi suggerì un giorno un’agente letteraria, quasi che dovessi tagliare le suole delle scarpe secondo le taglie. Orrore! Posso solo sperare, questo sì, che possa far del bene a chi lo leggerà. A coloro che hanno bisogno di una spinta per uscire fuori dalla propria paura, che abbisognino di una rassicurazione sul fatto che ci si possa fare. Che si possa diventare noi stessi. Beh! In effetti, riconosco che non è un’aspettativa modesta, ma, di certo, la sua realizzazione non dipenderà da me. Se non, al più, come mero strumento a distanza.

Cosa pensi del Self-Publishing?
Mah! In Maremma si dice che piuttosto che niente è meglio piuttosto, e che chi si accontenta gode e spesso stenta, ma che bello stentar chi s’accontenta! Se può far bene, certo non farà male. Temo, però, che tutto finisca lì. Con ciò non si pensi che io pubblichi con Mondadori, vero?! Magari fosse!

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Quel che Dio vorrà! Certamente, cercare di corrispondere sempre e a qualsiasi costo alla grazia della sua ispirazione. Arrivare in fondo alla mia vita, potendo dire: “Ecco! Io lasciato questo nel calderone dell’umanità. Speriamo sia salato al punto giusto!”.

Grazie a Francesco Tenucci per averci dedicato il suo tempo. In bocca al lupo e buona scrittura!
Direi grazie a Voi, e di cuore!

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