29 aprile 2017

INTERVISTA - Francesca Lizzio e Fiore di cactus

Salve peccatori, questa volta è ospite del blog: Francesca Lizzio che ci parlerà di Fiore di cactus.

Francesca Lizzio nasce a Catania nel 1992, mix letale di sarcasmo e ironia. Una come tante, “o tutto o niente”.
Per dare senso e ordine al suo groviglio interiore, nel 2015 ha aperto un blog, cuore di cactus, dove mette a nudo le sue spine e si racconta a lettori sparsi per tutta l’Italia. Per lei le parole non sono solo parole, ma sentimenti.


Quando hai scoperto la passione per la scrittura?
Ho iniziato ad amarla non appena ho preso confidenza con le parole. Da bambina trascorrevo ore immersa nei libri, era l’unico passatempo che mi teneva buona per un po’. Passare alla penna è stata una conseguenza naturale, viaggiavo costantemente con la fantasia. È stato inevitabile e necessario.

Qual è stato il tuo primo testo?
“Piccole donne” di Louisa May Alcott.

Quale genere letterario ti è più affine? Quale invece non riesci a leggere e/o a scrivere?
Per rispondere a questa domanda, devo citare assolutamente i miei autori preferiti: Giulia Carcasi, Banana Yoshimoto, Aimee Bender e Carlos Ruiz Zafón.
Non amo particolarmente i classici romanzi rosa, in stile Nicholas Sparks. Per carattere sono una persona realista, per cui non riesco a leggere (e a scrivere) storie inverosimili.

Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?
Emozionante. Avevo già avuto in precedenza contatti con la Panesi Edizioni, per via di un’antologia, ma quando mi è stata offerta l’occasione di pubblicare un romanzo, è stato un fulmine a ciel sereno. La sorpresa più bella della mia vita.

Come è nata l’idea di Fiore di cactus? Cosa ti ha ispirato?
È nata da sola. Si, scrivere un romanzo è sempre stato il mio sogno, eppure non ho dovuto sforzarmi nel dargli vita. Nella mia mente, prima di qualsiasi altro dettaglio, un giorno è apparsa Sara, la protagonista. Aveva bisogno di raccontarmi la sua storia, così mi sono seduta e l’ho ascoltata.
In parte, mi sono ispirata al mio vissuto.
Sara è una ragazza timida, intelligente, con la battuta sempre pronta, eppure nasconde la sua fragilità sotto un’armatura. La vita l’ha resa cinica e amara.
Un giorno conosce Andrea, un ragazzo attento e gentile che con smisurata pazienza riesce a farsi spazio nella sua vita. Sarà lui a indurla a rimettere tutto quello in cui crede in discussione.
Sara così ripenserà al percorso che l’ha resa la donna che è, si chiederà se riuscirà più a lasciarsi amare, se certe paure potranno essere sconfitte o se invece non ci sarà più nulla da fare.
Se una come lei merita una seconda occasione.
Perché anche un cactus ha un cuore, ha solo bisogno di qualcuno che creda in lui e non abbia paura delle sue spine.
    
Quanto c’è di te in questo testo?
Tanto, inutile negarlo, soprattutto perché chi mi conosce bene saprà trovarmi tra le righe.
Ma non è autobiografico.

Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?
C’è una frase di Harold Pinter che descrive perfettamente il mio stato d’animo quando vivo un periodo di blocco, ovvero “Quando ci si sente incapaci di scrivere, ci si sente esiliati da se stessi”. L’ho sperimentato diverse volte, all’improvviso e per vari motivi, ma così com’è apparso, è poi andato via. Semplicemente cerco di distrarmi, mi dedico ad altro.

Cosa vuoi comunicare con il tuo Fiore di cactus?
Viviamo in un periodo in cui i sentimenti vengono sistematicamente messi da parte, a volte perfino abbandonati. Si ha paura dell’amore come mai prima d’ora, nonostante ce ne sia un gran bisogno. Attraverso questa storia mi piacerebbe che chi la leggesse si rendesse conto che nella vita, comunque vada, vale sempre la pena usare il cuore. Dar voce ai sentimenti è sicuramente più ammirevole di chi li sminuisce o li tradisce. E poi, il rimpianto è qualcosa di terribile.

Cosa pensi del Self-Publishing?
Penso che chi sceglie il Self-Publishing lo fa per tanti motivi, i più disparati. Trovare una casa editrice disposta a scommettere su di te è molto difficile, l’ho sperimentato anch’io diversi anni fa, prima di arrendermi e riporre nuovamente il sogno nel cassetto.
Dopotutto, siamo tutti alla ricerca della propria strada.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Al momento continuo a scrivere sul mio blog, cuore di cactus e ho un’altra storia nel cassetto a cui sto lavorando da un po’.
In futuro, si vedrà.

Grazie a Francesca Lizzio per averci dedicato il suo tempo. In bocca al lupo e buona scrittura!

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