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18 settembre 2017

RECENSIONE Review Party - La donna del bosco di Hannah Kent | Edizioni Piemme

Scopri il mio pensiero su questo romanzo dalle atmosfere fiabesche eppur reali allo stesso tempo...

La donna del bosco di Hannah Kent è un romanzo ambientato indietro nel tempo in una Irlanda assoggettata dalle superstizioni e dalle credenze, dove ogni male viene collegato a qualche rito non eseguito o a qualche tratto segno del diavolo come ad esempio i capelli rossi.

Il testo è molto affascinante proprio per questo suo approfondimento sul folclore irlandese, si parla di esseri fatati, di malocchio, ed è tutto dettagliato.

Il romanzo è decisamente descrittivo, a ogni passo abbiamo i particolari dell'ambientazione, dei movimenti, del personaggio, delle sensazioni, una visione a 360 gradi.
Questo è un elemento che può piacere o non piacere, perché tutte queste immagini appesantiscono la narrazione rendendola piuttosto lenta.

La donna del bosco secondo me va letto con i suoi tempi, non di corsa, per poterne assaporare ogni passaggio, per assimilare ogni decrizione, ogni nozione, non è un libro che va letto alla leggera.

I personaggi sono molto umani, il contesto costruito sapientemente dall'autrice li rende vividi. Si riescono a provare le loro emozioni come ad esempio la rabbia o il disgusto di  Nóra verso il malaugurato nipote Micheál. Si percepisce la pena e lo stupore della giovane Mary.

Leggendo questo libro in pace e con attenzione si riesce a vivere in quel paesello nella Contea di Kerry che vede il male dietro ogni foglia, che non riesce a staccarsi dalle tradizioni pagane nonostante il parroco si impegni a screditarle.

Il testo di Hannah Kent ha un'atmosfera che riesce a penetrare nella mente del lettore, è un testo complesso e accurato che rivela un gran studio e, perché no, passione per la cultura Irlandese che a mio parere e davvero intrigante. Grazie a La donna del bosco ho imparato cose che prima ignoravo.

Personalmente la trovo una bella lettura, intensa, ma un po' prolissa.

TRAMA

Irlanda, Contea di Kerry, 1825. Una fatalità, una disgrazia, un dispetto delle fate: tutto può essere successo al piccolo Micheál, che a quattro anni non si muove più, colpito da una paralisi inspiegabile che spaventa chi lo incontra e fa mormorare di rapimenti, di creature del bosco maligne e dispettose, di peccati e di punizioni. Tra le strade polverose del piccolo paesino di campagna dove Nóra, sua nonna, cerca di tirarlo su, in un mondo dominato dalla superstizione e dalla paura più che da qualunque altra cosa, un bambino diverso come Micheál è un bambino che le fate hanno scelto per i loro scherzi cattivi.
Le stesse fate che possono essere buone, malvage, leggere o fatali a seconda del loro capriccio. Ma Nóra è decisa a salvare il suo nipotino: insieme a Mary, la ragazza che la aiuta a occuparsi di Micheál, l'unica a non provare repulsione per quella strana creatura, cercherà in tutti i modi di curarlo, confrontandosi con le inumane credenze popolari e i pregiudizi feroci della religione, e infine approdando a Nance, la donna del bosco. L'unica a essere in contatto con le creature che possono aver fatto del male a Micheál, sostituendolo con il "mostro" che è diventato adesso…
In un romanzo potente e pieno di atmosfera, Hannah Kent racconta lo scontro tra ragione e superstizione, ricreando, senza giudizi, un mondo che vive di leggi proprie, pericolosamente dominato dall'irrazionalità, dove le fate e gli elfi sono, per gli uomini, imperscrutabili compagni di viaggio.

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