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17 giugno 2014

RECENSIONE - Reborn di Miriam Mastrovito

Una bambina venuta dal passato. Una madre in lutto. Un folle eroe romantico. Un cocchiere dall’occhio di vetro. Una storia d’Amore e Morte che vi condurrà al confine tra i mondi. 

Titolo: Reborn
Autore: Miriam Mastrovito
Editore: Self-Publishing

Un romanzo paranormale, gotico e surreale. Dove il velo che separa i mondi può essere violato, facendo circolare entità in modo inopportuno da una realtà all’altra.

La trama è misteriosa, un po’ contorta, ma sempre più chiara verso il finale. La storia di una donna (Elga) che vede cambiare tutto intorno a lei e che perde le sue certezze; una donna  convinta di aver perso il marito e la figlia in un incidente, per poi trovarsi con una nuova figlia, diversa da quella che credeva di aver avuto e perso.

Elga vede cambiare il suo passato e il suo presente, si sente impazzire, ma trova un punto fisso, trova chi come lei si accorge dello strano cambiamento avvenuto nel paesino di Gioia, il suo becchino-stalker-corteggiatore Iuri, che nasconde più di quanto ci si aspetti.

Reborn considera realtà parallele, la morte come reincarnazione altrove, in un gioco surreale gestito da guardiani, tra cui l’androgino e particolare Ogma quasi una stonatura nell’ambiente molto reale (seppur in un contesto soprannaturale) di Gioia. Una creatura dalle fattezze umane anche se non ordinarie, che gioca a fare Dio e a spostare le anime da una realtà all’altra creando più danni che benefici. Ogma è decisamente molto interessante.

«Avanti, prendilo! Non è un’arma letale, è solo un caleidoscopio.» L’altro afferrò il manufatto con sospetto.
«Sai come si usa?»
Iuri annuì.
«Forza allora, guardaci dentro e dimmi cosa vedi.»
Lui obbedì di nuovo. Accostò un occhio all’obiettivo e guardò. «Vedo schegge di vetro colorato.»
«Molto bene, adesso ruotalo e poi dimmi di nuovo cosa vedi.»
Iuri eseguì. «Tre stelle, ciascuna di colore diverso. Una è posta in cima alle altre due a formare una specie di piramide.»
«Un disegno meraviglioso. Non trovi?»
Iuri si allontanò il caleidoscopio dal viso e tornò a guardare Ogma. «Te lo concedo.»
«L’attimo prima c’erano solo pezzetti di vetro. È bastato un colpetto e quei vetri si sono spostati componendo un disegno bellissimo. Se torni a ruotare il cilindro la magia si compirà ancora: i vetrini si sparpaglieranno e poi andranno a comporre una figura nuova, diversa ma non meno sorprendente. Così all’infinito. E ora dimmi, l’artista chi è?»
L’altro fece spallucce e restituì lo strumento.
«A me puoi dirlo» lo incoraggiò Ogma in tono suadente. Soffiò sul caleidoscopio e al suo posto ricomparve l’occhio. «Nessuno» aggiunse sistemandolo nell’orbita vuota.
«Per quanto siano meravigliosi, quei disegni nascono dal Caos e sono del tutto casuali. Non c’è nessuno a progettarli né a eseguirli eppure ciò non li rende meno apprezzabili.» Fece una pausa e bevve ancora. «Voi uomini siete schegge di vetro, Iuri. Schegge di vetro lanciate sul piano dell’infinito, mille e mille volte. Ciascuna delle vostre vite è un disegno casuale che si realizza. A volte si tratta di un capolavoro, altre volte no…


Gli altri personaggi comunque sono ben delineati, molto caratterizzati, basta pensare alla vicina pettegola ma buona, o alla madre di Elga super religiosa e bacchettona. Poi c’è la piccola figlia uscita dal nulla, che a tratti mi inquieta come Samara di The Ring e a tratti mi intenerisce con il suo bisogno di amore, di famiglia, con il bisogno straziante di avere una madre. La storia di Rea non è facile.
Reborn è un romanzo saturo di atmosfere angoscianti che lasciano trapelare le sofferenze e i tormenti dei protagonisti.

I luoghi delle vicende sono ben percepibili, soprattutto il cimitero. Girando le pagine mi è sembrato di vagare per il camposanto, così come per le vie della zona antica di Gioia. Ho immaginato anche le inquietanti bambole di Elga.

Il testo si legge bene e lascia concentrare il lettore sulle vicende intricate di Elga, della misteriosa figlia Rea e di Iuri. La terza persona è adatta e non pone troppo a distanza il lettore dai fatti e dai sentimenti dei protagonisti.

Credo che Reborn sia un romanzo da leggere, quasi onirico e dal contesto gradevolmente nostrano; è una storia che nasconde tanti lati e tutti da scoprire.


❤❤❤❤

TRAMA
Da quando ha perso il marito Andrea e la figlia Martina in un incidente stradale, Elga non è più la stessa. Si è isolata dal mondo e vive di ricordi. Il suo unico diversivo è rappresentato dalle bambole reborn che crea per mestiere.
Il 9 settembre 2013, giorno in cui Martina avrebbe compiuto dieci anni, Elga realizza per lei una bambola, come avrebbe fatto se fosse stata ancora viva. A sera, la sistema nella cameretta, che ha lasciato intatta dal giorno della sua morte, celebrando così quella ricorrenza speciale.
La mattina dopo viene accolta da una strana sorpresa: una bambina che non conosce si è intrufolata in casa. Sembra avere la stessa età di sua figlia ma non le somiglia per niente.
Rea − questo il suo nome − sostiene, invece, che Elga sia proprio la sua mamma ed è la stessa cosa che affermano tutti in paese.
Quale la verità?
Per scoprirla la donna potrà contare solo su Iuri, giovane impiegato delle Onoranze funebri nonché stalker che da tempo la tormenta.
Sarà l’inizio di uno strano viaggio che la condurrà al confine tra i mondi, lì dove regna il mistero e la Morte non è che l’inizio di una vita oltre.
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1 commento:

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