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12 ottobre 2021

SERIE TV - Squid Game | Netflix (Attenzione Spoiler)

Centinaia di individui a corto di denaro accettano uno strano invito a competere in giochi per bambini.
Li attende un premio invitante, ma la posta in gioco è mortale.

Fonte Img: Netflix

Squid Game è una serie che fonde Hunger Games e The Purge, la trama non ha idee originali alla base, possiede un elemento particolare ma che però si perde avanzando con gli episodi. La serie è ambientata in Sud Corea, si possonono notare alcuni usi e costumi del luogo, le vie cittadine meno abbienti e i problemi di chi vive in condizioni economiche di disagio.

Squid Game è un horror/thriller, un gioco dove vi è un unico vincitore, anche se non è chiaro sin da subito e questo lo trovo scorretto e incoerente con il gioco stesso, perché più volte è sottolineato il valore delle regole.  

Più di 400 giocatori devono sfidarsi in 6 prove per vincere un cospicuo premio in denaro che cambierà le loro vite, vite già al limite per un motivo o l’altro che siano problemi di soldi o salute non importa perché nel game tutti hanno le stesse possibilità. Partecipano malati terminali, malviventi in fuga, ex detenuti senza una casa a cui tornare, truffatori, indebitati, etc., tutti personaggi di cui difficilmente si noterebbe la scomparsa, anche se su più di 400 persone forse un paio di scomparsi si noterebbero... tipo la scomparsa di una coppia sposata si noterebbe, no? Chissà...

Come in The Purge l’origine del gioco ha sede nella noia di uomini tanto ricchi da non sapere cosa fare delle loro finanze; concetto grottesco e triste. I giochi sembrano essere ispirati a quelli dei bambini come “Un due tre stella” e questo è proprio il tratto distintivo della serie che per il resto è un classico horror basato sulla sopravvivenza. 

I giochi dell’infanzia però sono pochi e marginali, infatti poi le prove si discostano dal concetto di gioco, regole, ingegno, e sono solo un percorso al massacro dove chi ha fortuna sopravvive. Peccato…

I personaggi principali si intuiscono subito, come subito si capisce chi sarà il vincitore. Alcune relazioni sono gestite piuttosto bene, altre risultano forzate. In cinque giorni due estranei per quanto possano dirsi amici inverosimilmente sacrificherebbero la loro vita per l’altro, soprattutto quando hanno (teoricamente) ancora molti anni davanti.

La serie ha funzionato, anche se con qualche debolezza in corso d’opera (ad esempio ci sono diversi “bah” e “boh” riguardo le azioni compiute dal poliziotto), fino all’epilogo che ho trovato incoerente per il protagonista, poco sensato per il personaggio che sembra aver ideato lo Squid Game, e insoddisfacente e inspiegato per il gestore dello Squid Game (frontman) che resta un punto interrogativo.

Nel caso del padre indebitato che vuole ottenere la custodia della figlia il suo voler tornare sulla "questione Squid Game" per vendicarsi o fare giustizia mi pare assurdo perché non tiene fede ai suoi propositi, alle promesse fatte e rischia di vanificare tutti i suoi sacrifici. Io dopo lo Squid Game avrei preso i soldi e cambiato continente, altro che correrci incontro.

Per quanto riguarda il vecchio annoiato dalla vita e dai tanti soldi, la sua motivazione a sostegno dello Squid Game la trovo indecente e poco consistente. Se hai tanti soldi e non sai come divertirti e accontentare i tuoi clienti non vai a pensare di far uccidere gente, perché altrimenti sei pazzo, e così tutti gli altri. Punto. Con i soldi ti attrezzi e vai su Marte, non prendi 400 disperati e li fai ammazzare per un premio in denaro solo per farti ridere… ripeto, se ti diverti vedendo morire il prossimo sei da rinchiudere. Insomma, la noia non riesco proprio a concepirla come motivazione, avrei preferito una motivazione economica a questa. Sull’affermazione: meglio partecipare al gioco che guardarlo, neanche mi pronuncio. Dove sta il divertimento nel farsi ammazzare? Sei pazzo e masochista? Perché ricordiamo che le possibilità di vittoria sono 1 su 456.

Per quanto riguarda il gestore, responsabile del buon andamento del game, il frontman, non ci è spiegato come sia arrivato a gestire il gioco, il personaggio non proferisce parola, i fatti da soli non emergono, e il poliziotto muore per mano sua, nientemeno che suo fratello, nonostante quest’ultimo in precedenza gli abbia salvato la vita donandogli un rene. Manca un quadro completo.

Il generale la serie ha un buon ritmo, ma in qualche episodio c’è un rallentamento con dialoghi  che si protaggono inutilmente. Ad esempio nellepisodio finale lanziano parla lentamente, si dilunga e oltre ad annoiare la situazione non ha senso: il vecchio sta morendo e dovrebbe fare il possibile per arrivare al dunque e accorciare i tempi prima di spirare.

Una serie da vedere? Sì se non si è delicati di stomaco e sensibili. Splatter? Molto. Horror? Abbastanza ma non in termini classici.

Per quanto riguarda la polemica sul doppiaggio,  la faida tra puristi del prodotto audiovisivo che preferiscono sentire le voci originali e gli amanti del doppiaggio che preferiscono non leggere e godersi le scene, la reputo inutile e insensata. Ognuno ha il diritto di avere una preferenza (ed esigenze). Ho visto la serie nonostante la miopia, la stanchezza della sera, nonostante il bisogno di un monitor vicino o schermo abbastanza grande per leggere, certo a volte avrei preferito distendermi e guardare le immagini ascoltando le voci, ma non mai affermereie che un modo di fruizione sia migliore dellaltro nè imporrei le mie preferenze a un altro spettatore. 

E questo è tutto, vi ringrazio per aver seguito il mio sproloquio su Squid Game.

 

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