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12 febbraio 2019

INTERVISTA - Maristella Lippolis e Non ci salveranno i melograni

Maristella Lippolis con Non ci salveranno i melograni racconta una storia ambientata in un’isola della Dalmazia nel 1991, nei giorni in cui scoppia la guerra cosiddetta dei Balcani. 


Maristella Lippolis ha esordito nella narrativa pubblicando racconti sulla rivista «Tuttestorie», diretta da Maria Rosa Cutrufelli. Vincitrice del Pre­mio Piero Chiara 1999 con la raccolta La storia di un’altra, in seguito ha pubblicato i romanzi Adele né bella né brutta (Edizioni Piemme, 2008), finalista al Premio Stresa 2008, Una furtiva lacrima (Edizioni Piemme, 2013) e Raccontami tu (L’iguana editrice, 2017). Collabora con la rivista «Leggendaria», il «LetterateMagazine», il Magfest.

Benvenuta su Peccati di Penna Maristella Lippolis. Quando hai scoperto la passione per la scrittura?
Posso dire da sempre. All'età di 7 anni ho scritto la mia prima poesia, a 13 anni avevo deciso di scrivere un romanzo, cosa che non ho fatto subito. Ma amavo moltissimo leggere e scrivere, usare la scrittura per esprimermi e per raccontare storie.

Qual è stato il tuo primo testo?
Una raccolta di dodici racconti, dal titolo La storia di un'altra, che avevano come filo conduttore il tema della memoria. Ho partecipato al Premio Piero Chiara, il più importante premio nazionale per raccolte di racconti, e ho vinto, pur essendo una sconosciuta.

Quale genere letterario ti è più affine? Quale invece non riesci a leggere e/o a scrivere?
Scrivo narrativa contemporanea, storie ispirate alla realtà. I miei personaggi sono prevalentemente donne che non rinunciano mai a essere sé stesse, universi in movimento. Mi interessa anche molto la fantascienza.
Non amo molto il genere storico, mi annoia, a meno che non sia davvero un capolavoro. È un genere che non ho mai praticato come scrittrice, salvo qualche racconto.

Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?
Ho iniziato a farmi conoscere pubblicando la raccolta di racconti di cui parlavo con una casa editrice locale, poi dopo aver vinto il Premio Piero Chiara sono stata notata dall'editor della Piemme che mi ha proposto di pubblicare con loro. Con Piemme sono usciti due romanzi, e poi sono passata a L'iguana, una casa editrice femminista che ha apprezzato molto il romanzo che avevo appena terminato di scrivere.

Come è nata l’idea di Non ci salveranno i melograni? Cosa ti ha ispirato?
La storia che racconto è ambientata in un'isola della Croazia nei giorni in cui scoppia la guerra dei Balcani. Conoscevo e amavo quei posti, li avevo frequentati prima e dopo la guerra. Ho conosciuto anche persone che vivevano là, e che sono state colpite da quel conflitto. La storia è scaturita da quei legami, dall'aver condiviso il significato e le conseguenze di quelle ferite.
Un’isola della Dalmazia nel 1991, nei giorni che precedono lo scoppio della guerra nei Balcani. Una donna che trasforma il tempo della vacanza in un viaggio dentro la propria vita. Un uomo che deve scegliere da che parte stare e quale senso dare alla propria esistenza.
Non ci salveranno i melograni racconta del momento in cui per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale in Europa si sono affermati i nazionalismi; di come una guerra fratricida abbia sconvolto le geografie e le anime, e delle ragioni di chi allora ha scelto di non arrendersi.
Quanto c’è di te in questo testo?
Le mie sensazioni: l'amore per quell'isola magica, il dolore per quella guerra che ha provocato tanti lutti a poca distanza dalla nostre coste, in un paese europeo.

Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?
No! Mai sofferto del blocco dello scrittore. Vivo sempre con la scrittura accanto, poi possono esserci dei periodi di inattività perché le storie maturano prima lentamente nella testa prima di diventare scrittura. Ma non mi abbandonano mai.

Cosa vuoi comunicare con il tuo “Non ci salveranno i melograni”?
I miei libri non nascono mai da un bisogno di comunicare qualcosa. Scrivo storie, che per me nascono da qualcosa che mi inquieta. Spero che i miei lettori e lettrici entrino dentro quell'inquietudine, ne traggano qualcosa per sé stessi. In questo caso c'è il tema della guerra, della nascita dei sovranismi europei e dei lutti che ne sono derivati.

Cosa pensi del Self-Publishing?
Penso che risponda al desiderio di vedere il proprio libro pubblicato ad ogni costo, a prescindere dalla diffusione che avrà, da quante persone lo leggeranno. Solo attraverso una vera casa editrice si può ottenere che il proprio lavoro circoli, che venga letto e, se vale, venire apprezzato.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sto scrivendo un nuovo romanzo, qualcosa a cui tengo molto. Ma ovviamente preferisco non parlarne ancora.

Grazie a Maristella Lippolis per averci dedicato il suo tempo. In bocca al lupo e buona scrittura!

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