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27 febbraio 2018

RECENSIONE - Un ragazzo normale di Lorenzo Marone | Feltrinelli

Un ragazzo normale  di Lorenzo Marone parla dell'adolescenza di Mimì ed è ambientato nella Napoli (Vomero) del '85.

Domenico detto Mimì è un ragazzino che oggi definiremmo nerd, allora appariva semplicemente come quello strano per la sua passione per la scienza, i libri, e il suo parlare troppo forbito per la maggior parte delle persone e dei suoi coetanei.

L'autore affronta e accenna a temi anche importanti non perdendo mai toni leggeri e piacevoli, mai appesantendo la narrazione in prima persona guidata dal suo piccolo protagonista. Lo stile di Lorenzo Marone è colloquiale ed empatico, semplice ma capace di emozionare e trasmettere sensazioni. 

Un ragazzo normale, con Mimì appassionato di fumetti e supereroi, pone al centro il concetto dell'eroe e non a caso in questo romanzo come amico del dodicenne compare Giancarlo Siani, oggi un simbolo ma allora, prima della sua morte, solo un ragazzo normale impegnato nel costruirsi un futuro.
"... Tu per me sei quanto di più vicino ci sia a un eroe, è giusto che questo lo tenga tu.” Così gli avrei detto.
Un elemento che mi ha colpito di Un ragazzo normale è la capacità di illustrare l'importanza delle piccole vite che ci ruotano intorno e che spesso diamo per scontare. Infatti uno dei personaggi di Marone che sembra marginale riesce nel suo piccolo ad avere spazio, importanze e impatto emotivo. Questo personaggio è Matthias, un clochard cieco che non solo ha influenza positiva su Mimì ma riesce anche a riportare alla nostra attenzione i fatti di Berlino e le sofferenze provocate dal celeberrimo muro caduto nell'1989.
 
Di questo libro mi ha affascinato la capacita di trasmettere il senso della famiglia, tanto che a volte mi sembrava di essere seduta alla tavola della famiglia di Mimì e ascoltare le perle del nonno o i borbottii del padre, e il senso dell'amicizia che negli anni '80 non faceva distinzioni ed era più palpabile, fisica; il tempo si passava insieme per davvero, faccia a faccia.  

Con Un ragazzo normale Ho vissuto i dubbi di Mimì, le speranze, i sogni, la voglia di fare e il suo dolore,  lo spegnersi della speranza e dell'ingenuità che lo aveva animato fino alla morte del suo amico/eroe Giancarlo che lo aveva incoraggiato a portare avanti le sue passioni.

Tra le righe del romanzo emerge l'importanza del ruolo della famiglia, il rapporto con i nonni, l’amicizia, il significato delle buone azioni, l’importanza di avere interessi a cui dedicarsi e il ruolo delle storie nella vita di tutti i giorni e quindi dei libri, perché per vivere meglio, per formarsi, bisogna conoscere il presente, il passato e farsi idee sul futuro. Ci sono tanti spunti di riflessione ed emozioni che fanno rimanere Un ragazzo normale ancorato al lettore anche dopo l'ultima pagina.
“Più che di eroi, c’è bisogno di gente che ci creda, persone che aspirino a cambiare le cose in meglio...”
Questo romanzo mi è rimasto nel cuore insieme ai suoi personaggi.

TRAMA

Mimì, dodici anni, occhiali, parlantina da sapientone e la fissa per i fumetti, gli astronauti e Karate Kid, abita in uno stabile del Vomero, a Napoli, dove suo padre lavora come portiere.
Passa le giornate sul marciapiede insieme al suo migliore amico Sasà, un piccolo scugnizzo, o nel bilocale che condivide con i genitori, la sorella adolescente e i nonni.
Nel 1985, l’anno in cui tutto cambia, Mimì si sta esercitando nella trasmissione del pensiero, architetta piani per riuscire a comprarsi un costume da Spiderman e cerca il modo di attaccare bottone con Viola convincendola a portare da mangiare a Morla, la tartaruga che vive sul grande balcone all’ultimo piano. Ma, soprattutto, conosce Giancarlo, il suo supereroe. Che, al posto della Batmobile, ha una Mehari verde. Che non vola né sposta montagne, ma scrive. E che come armi ha un’agenda e una biro, con cui si batte per sconfiggere il male.
Giancarlo è Giancarlo Siani, il giornalista de “Il Mattino” che cadrà vittima della camorra proprio quell’anno e davanti a quel palazzo.
Nei mesi precedenti al 23 settembre, il giorno in cui il giovane giornalista verrà ucciso, e nel piccolo mondo circoscritto dello stabile del Vomero (trenta piastrelle di portineria che proteggono e soffocano al tempo stesso), Mimì diventa grande. E scopre l’importanza dell’amicizia e dei legami veri, i palpiti del primo amore, il valore salvifico delle storie e delle parole.
Perché i supereroi forse non esistono, ma il ricordo delle persone speciali e le loro piccole grandi azioni restano.

2 commenti:

  1. oh ma che bella recensione.
    concordo in pieno con te. ho amato questo libro infinitamente.

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