social



http://peccati-di-penna.blogspot.it/    http://peccati-di-penna.blogspot.it/p/le-recensioni-di-peccati-di-penna.html          http://peccati-di-penna.blogspot.it/search/label/Segnalazioni           http://peccati-di-penna.blogspot.it/p/elenco-interviste.html          http://peccati-di-penna.blogspot.it/search/label/Blog%20Tour           http://peccati-di-penna.blogspot.it/p/info.html

Post recenti

TENTATE LA FORTUNA! Questo Natale potreste avere regali extra! 3 giveaway con cartacei ed ebook!

26 ottobre 2015

INTERVISTA - Danilo Cristian Runfolo e Le Maschere dei Sensi

Altra intervista per il salottino virtuale di Peccati di Penna, vi presento: Danilo Cristian Runfolo.

Danilo Cristian Runfolo nasce a Messina, il 24 marzo 1972. Sin dall'età scolare si avvicina,innamorandosene, all'ermetismo ungarettiano, sposandone il senso di solitudine morale dell'uomo, il suo profondo male di vivere; lasciandolo scorrere, poi, liberamente, attraverso i suoi racconti che ne risultano, tutti, inevitabilmente pregni. La sua scrittura è figlia di uno sguardo privo di filtri, oltre la superficie delle cose, nel fondo di esse, nel loro buio; in quel nero che ama. Appassionato di politica, storia, matematica, fisica, informatica, programmazione e sicurezza web: ha già pubblicato diversi racconti, tra cui “ Rewind” edito dalla Montag Edizioni, collana Orizzonti, “ Polvere di cristallo” per la raccolta Uomini su carta, “È solo un treno” racconto breve auto- prodotto.

Salve Danilo, quando hai scoperto la passione per la scrittura? 

È stata lei a scoprire me, a scuola; impiegavo due ore piene per provare a risolvere un compito in classe di matematica e l'altra ora restante la utilizzavo per copiare. Quando toccava al tema di italiano, invece, mi bastavano trenta minuti per affrontare la traccia, direttamente in bella copia, senza correzioni e che fruttava sempre ottimi voti. Fortunatamente, poi, col tempo, ho appreso ed apprezzato anche la matematica, la fisica e la chimica; materie che adoro e che oggi mi permettono di essere un valido punto di riferimento per lo studio dei miei due figli, ancora adolescenti.


Qual è stato il tuo primo testo? 

Ho diversi primi testi, a dire il vero, rimasti lì, in quei cassetti di polvere che li custodisce, proteggendoli dalla mia voglia di mostrarli al mondo e proteggendo il dolore che nascondono dentro, riga per riga, anno su anno. Il primo racconto che ho pubblicato è stato “Rewind”, la storia di un uomo uscito a pezzi da un passato di errori. Ho ricevuto parecchi no dalle CE, per incappare, poi, tra le grinfie di un sedicente editore che, vendute parecchie copie di quella che era solo una bozza iniziale, nel suo sito, è sparito. Successivamente sono stato contattato dalla Montag Edizioni, un anno e mezzo dopo, che mi ha proposto un regolare contratto di pubblicazione nella sua collana “Orizzonti”.


Quale genere letterario ti è più affine? Quale invece non riesci a leggere e/o a scrivere? 

Non ho un genere letterario che preferisco o che considero superiore o più affine di un altro. Amo la narrazione, amo leggere storie vere, spaccati di vita reale, finestre aperte sulla cronaca e sugli angoli bui di quelle strade che nessuno ha il coraggio di percorrere. Il mio amore per la lettura si concretizza nell'ermetismo di Ungaretti, nell'approfondimento testuale delle esperienze interiori che segnano tempo e anima. All'interno della corrente ermetica, mi rispecchio decisamente nel secondo filone, il laico o storicista, col quale ne condivido pienamente il senso di desolazione morale dell'uomo. Credo che non riuscirei mai a scrivere un fantasy, mentre leggerlo mi diverte parecchio. L'ultimo che ho letto, grazie a mio figlio, è stato Harry Potter. Più in generale, credo non potrei mai scrivere di qualcosa che non conosco, che non ho vissuto direttamente sulla mia pelle, che non ho respirato, che non mi ha causato sorrisi e lacrime. Non credo bastino le ricerche per poter parlare di un argomento e, al tempo stesso, dargli la giusta profondità da trasmettere al lettore più esigente.
Quando leggo chi lo fa, in genere, lo capisco subito, già dalle prime pagine.


Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?

Come quello di tutti, credo! Difficile, faticoso, inizialmente deludente. Certo, quell'esperienza descritta prima mi ha segnato parecchio: inviare una bozza non ancora finita di correggere e vedersela pubblicata, senza riuscire poi, in alcun modo, a fargli ritirare dalla vendita quell'opera è un rospo parecchio grosso da mandar giù. Ecco perché, tutte le volte che ne ho la possibilità, consiglio ai giovani autori di valutare bene il potenziale “ editore”, controllare i commenti, le recensioni, gli articoli, le opere che pubblica, i contatti che rende disponibili, i domini che usa e le piattaforme di comunicazione preferite. Nel dubbio, meglio il cassetto.


Come è nata l’idea di “Le Maschere dei Sensi”? Cosa ti ha ispirato?

L'idea nasce dalle confidenze, sincere e intime, di una coppia di amici carissimi che, sull'orlo della separazione, si è trovata ad intraprendere un percorso di scoperta interiore talmente coraggioso quanto incosciente che li ha portati a raggiungere il fondo, sporco e buio, delle loro anime, della loro sessualità. Un cammino difficile e doloroso che li ha fatti riscoprire, al di là di ogni barriera, oltre ogni menzogna, lontano da ogni squallida ipocrisia. Una fine che è stata ripartenza.


Quanto c’è di te in questo testo?

Beh, c'è parecchio di me! C'è il mio modo di vedere e vivere la coppia, quello di vedere e vivere la sessualità, c'è la mia voglia di capire, quella di scoprire; c'è la mia generosità, il mio sapermi dare, in amore e in amicizia. C'è tutto quello che oggi, di me, fa un uomo felicemente sposato, con Alessandra, e padre di due splendidi teppisti: Roberto e Simone. C'è la speranza: che l'amore vero, quello che strappa e scioglie in lacrime frammenti di cuore, riesca sempre, in un modo o nell'altro, a superare ogni ostacolo.


Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?

Sì, certo! L'ho affrontato e lo affronto spesso, anche se il mio non è mai periodico, ma momentaneo. Giorni in cui non riesco a scrivere neanche un tweet; credo succeda quando c'è troppo dentro, che spinge e pressa, ostruendo. Quando capita, non scrivo; leggo.

Del resto, non credo esista un solo scrittore al mondo che non sia, prima, un accanito e famelico lettore.


Cosa vuoi comunicare con il tuo “Le Maschere dei Sensi”?

Esattamente quanto anticipato prima: il mio racconto è un inno all'amore, al coraggio, al desiderio, alla passione. È un canto gioia su note di dolore, è un arcobaleno che nasce dal nero, una perla che spunta dal fango. Non è un romanzo erotico, come potrebbe sembrare dal titolo; è una storia vera, un percorso introspettivo che si avvolge e sviluppa proprio su quell'aspetto della coppia che considero fondamentale: la sessualità.
Non pretende certo di essere guida o manuale per nessuno, anzi, in alcuni passaggi evidenzia quanto, chi ama, non dovrebbe mai neanche lontanamente pensare di fare. Vuole essere, invece, uno stimolo, uno spunto di riflessione a toni rossi e sfumature nere, una mano tesa, quella dei protagonisti, Andrea e Roberta, che, insieme alla mia, in una narrazione a focalizzazione interna, portano il lettore su bordo di quel precipizio dal quale loro hanno deciso di lanciarsi giù, permettendogli di intravederne il fondo, magari simile al proprio più di quanto possano immaginare. Se da questo racconto, ogni mio lettore si porrà quelle domande che anch'io mi sono posto scrivendolo e che, ancora, continuo a pormi, il mio lavoro avrà avuto la sua giusta ricompensa.


Cosa pensi del Self-Publishing?

Devo ripetermi, ancora una volta. Credo che il mondo dell'editoria sia in continua e drastica evoluzione e credo anche che il blasone delle CE sia ormai troppo distante dall'autore sconosciuto, destinato a rimaner tale.
Per non parlare dell' E.A.P che considero la forma più inutile ed illusoria di editoria. Il self-publishing è una realtà destinata ad affermarsi e ad essere sempre più presente sul mercato anche se, ovviamente, dopo i pro della visibilità immediata che offrono a scritti di qualità che aspettano solo di essere letti da chi, quella qualità, sappia riconoscerla ed apprezzarla, arrivano i contro, in quel mare di spazzatura con la copertina che riempie la rete. Da lettore, ammetto, ho sempre storto il naso su un libro auto-pubblicato ma, oggi, a fronte di una realtà diversa e ancor più chiusa in quei privilegi, possibili solo grazie a spalle larghe e ben coperte dai mostri sacri dell'editortia, ritengo che il self debba essere ampiamente rivalutato e tenuto in seria considerazione, perché della torta del futuro ne avrà, senza dubbio, una grossa fetta.


Quali sono i tuoi progetti futuri?

La stesura di “Le Maschere dei Sensi” mi ha portato via parecchio tempo ed energie; un'estate, quella del 2015, che non ho neanche visto passare.

Ho in cantiere un nuovo ebook, “10 Righe”, che sarà una raccolta di pensieri e poesie che hanno accompagnato periodi diversi e contrastanti della mia vita, specie gli ultimi e dolorosi anni, segnati da vicende personali che sto ancora cercando di metabolizzare. Pezzi di tempo che tirerò fuori da quel cassetto per soffiarne via la polvere, insieme ad altri racconti brevi di un paio di cartelle appena che intendo scrivere.
Spero di riuscire a pubblicarlo entro il prossimo Natale, sempre con YouCanPrint e che renderò disponibile gratuitamente nel solo formato digitale ePub. Dopo questo, tornerò a leggere quelle montagne di libri che continuo a comprare e che mi aspettano lì, fiduciosi, in quei tre scaffali che considero il mio universo interiore.

Grazie a Danilo Cristian Runfolo per averci dedicato il suo tempo. In bocca al lupo e buona scrittura!

Nessun commento:

Posta un commento

I vostri commenti sono la linfa vitale del blog, lasciate un segno ツ