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8 settembre 2014

INTERVISTA - Sara Tricoli e "Una ragazza come me"

Peccati di Penna è lieto di ospitare Sara Tricoli approfondendo le tematiche di "Una ragazza come me" (recensione qui) che parla di disagi adolescenziali e rapporti tra genitori, insegnanti e giovani, ponendo particolare attenzione sulla dislessia.

Tricoli Sara è nata a Monza il 26 novembre 1974.
Felicemente sposata e mamma di due bambini di 9 anni, ha svolto vari lavori tra cui: commessa, impiegata, cassiera, promotrice.
È diplomata in ragioneria, ma non ha nulla della contabile.
Ama la lettura, ma non ha un vero e proprio genere preferito. La scelta dipende dai periodi della sua vita.
Ha scoperto solo in età adulta di essere dislessica.
Forse è grazie a questo che riesce a inventare storie senza troppa fatica; le basta immaginarle come un film nella mente e scriverle. Ha tanti sogni, come tutti, ma sarebbe veramente felice se riuscisse ad avere una minima soddisfazione personale, magari pubblicando un suo lavoro riscuotendo un discreto successo.
 



Ciao Sara, benvenuta su “Peccati di Penna”

Sembrerà banale, ma lo dico ugualmente: è un onore!
Effettivamente per me, aspirante scrittrice, che qualcuno si interessi al mio lavoro e a tutto quello che ci può essere intorno, è meraviglioso.

Sei autrice, ma anche lettrice? Quali generi preferisci?

Leggo quasi tutti i generi.
Adoro Jane Austen e Georgette Heyer (ho letto quasi tutto di loro) e dopo l’ennesimo libro di Georgette che ho voluto cimentarmi in una storia d’amore che poi ho pubblicato a puntate sul mio blog. Mi sono divertita molto a scriverla.
Da ragazza leggevo molto i libri di Stephen King, adoravo il suo modo di scrivere, mi appassionava.
Ultimamente ho letto romanzi sugli anni venti, e ho avuto in passato un periodo dove leggevo più che altro storie vere (racconti di vita vissuta, soprattutto esperienze con adolescenti difficili o storie ambientate nel buio periodo delle persecuzioni naziste).
E, se devo scegliere un genere che mi affascina particolarmente, è il fantasy, ma romantico, ci deve essere sempre una o più storie d’amore per emozionarmi.

Quando hai scoperto la scrittura?

Anche qui cado nel banale: ho sempre amato scrivere, mi rilassa, ma ho anche sempre creduto che ciò che scrivevo non sarebbe mai potuto interessare a nessuno, (questo anche a causa delle mie lacune grammaticali, che mi rendono molto insicura, strascico della mia dislessia).
Ecco perché per molti anni non ho scritto, nonostante intorno a me ci fossero persone che mi incoraggiavano a farlo.
Però, un giorno di tre anni fa, ho letto un libro, era un fantasy molto bello e qualcosa mi è scattato dentro. Ricordo di aver pensato “Una storia così posso scriverla anch’io”. Quindi ho ripreso un vecchio racconto appena iniziato e l’ho terminato. Non parlo di “Una ragazza come me”, ma di un altro genere fantasy-romantico che non ho pubblicato… ancora (spero presto).
Comunque credo che continuerò a scrivere, sperando di fare sempre meglio.

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Come sei arrivata alla pubblicazione di “Una ragazza come me”? Qual è stato il tuo percorso?

“Una ragazza come me”, nasce dalla mia ambizione di partecipare a un concorso che richiedeva un breve racconto per ragazzi. Ho pensato che sarebbe stato utile conoscere il punto di vista di una ragazza dislessica. Così mi sono messa al computer e ho iniziato a scrivere.
Alla fine non ho partecipato al concorso, semplicemente per un disguido. Però ritengo che nulla è per caso, mi sono convinta che nonostante tutto dovevo scrivere “Una ragazza come me” era dentro me e doveva uscire, il concorso era solo uno sprono.
Finito il racconto, rivisitato, sistemato, arricchito, mi sono messa in cerca di un editore che non mi chiedesse contributi, nemmeno in acquisto di numeri di copie (come invece sembravano fare in molti).
Ho trovato la Triskell Edizioni, che è completamente free ed è eccezionale lavorare con loro. Sono ragazze fantastiche. Un editing meraviglioso. Una filosofia di storie d’amore a lieto fine che sembra fatta apposta per me.
E tutto è accaduto.

Cosa pensi dell’auto-pubblicazione?

Auto-pubblicazione, non ne so molto, ma credo che vada bene, senza nulla togliere agli editori. Ma spesso, come ho letto in diverse esperienze di scrittori (anche famosi), ciò che viene scartato da un editore non è detto che non sia un Best Seller. Personalmente credo che un lavoro di editing sia comunque necessario, almeno per me. Io ho trovato molto utile avere il punto di vista di un esperto, oltre che per le correzioni, ovviamente. Chi invece scrive perfettamente e magari ha fatto corsi di scrittura, credo che possa auto-pubblicarsi, anche perché oggi giorno bisogna comunque auto-promuoversi.

Nel tuo romanzo breve tratti argomenti legati all’adolescenza, quanto è stato difficile per te ri-immergerti in quegli anni?

Ho dei ricordi abbastanza chiari dell’adolescenza, non ho avuto grosse difficoltà ha immedesimarsi. Trovo quegli anni meravigliosi anche se al contempo tremendi. Tutto deve essere bianco o nero, tutto è giusto o sbagliato. Si vive intensamente ogni minima cosa elevandola alla massima potenza. Mi piace scrivere storie sui ragazzi.

Quanto di personale c’è in “Una ragazza come me”, ti va di parlarcene?

C’è tanto e poco.
Ovviamente tanti sentimenti di Clara sono ricordi di ciò che provavo io: la frustrazione, la voglia di riuscire e la triste consapevolezza che nonostante i continui tentativi le cose non andavano mai come volevo. La chiusura in se stessi e l’auto-isolamento, parlando ovviamente nell’ambito scolastico. Al di fuori io avevo amicizie e avevo dei genitori che mi amavano e non mi facevano sentire inadeguata. In famiglia ero aperta e chiacchierona. Anche se, nonostante l’affetto, quando ripenso alla mia infanzia ho sempre una nota amara dentro di me.
Come faccio dire ai ragazzi nel mio racconto: mi sento defraudata di quello che avrei potuto essere e di quello che avrei potuto fare, se avessi avuto gli strumenti per imparare come gli altri e non avessi perso per tanti anni l’autostima di me stessa. Riacquistata da grande, ma con un continuo sentore della presenza dell’insicurezza che rimane in agguato, pronta ad assalirmi in ogni momento. Anche adesso mentre rispondo a queste domante.
Immagino che non sia facile comprendere e spero che attraverso il racconto di Clara possa trasparire un poco di quello che un dislessico può provare.

Ti sei ispirata a qualcuno per i personaggi della tua opera? In particolar modo al gruppo di ragazzi protagonisti?

Sinceramente, non proprio. I ragazzi sono frutto della mia completa immaginazione, forse in alcuni atteggiamenti Clara mi potrebbe assomigliare, come ho spiegato prima. Morris è il cugino forte, risoluto e sicuro di se, nonostante tutti i suoi problemi, che avrei tanto voluto avere. Mirco è il ragazzo ideale che ti ama incondizionatamente e che sa vedere quello che c’è di buono in te, nonostante le apparenze.
L’unico personaggio che ha una certa relazione con la realtà è il professor Roberto. Ho avuto in seconda media un professore che effettivamente mi ha incoraggiata. Forse inconsapevolmente, non so, ma sicuramente lui è stato determinante nella mia vita. L’ho avuto solo quell’anno, in terza ho cambiato casa e scuola e in un ambiente nuovo la mia vita è cambiata. Un po’ come il soggiorno nella scuola in montagna ha cambiato la vita di Clara. Se vogliamo, la rivincita di Clara che diventa una scrittrice è un po’ il mio sogno nel cassetto.


Cosa vuoi comunicare con il tuo testo? Io tra le righe leggo una sorta di monito per genitori e insegnanti, sbaglio?

No, non sbagli assolutamente, un po’ di monito c’è, anche se hai tempi miei della dislessia non si sapeva nulla. Però quel leggero “pizzicchio” nel petto e quel gusto amaro in bocca ripensando a tanti episodi della mia infanzia e prima adolescenza. Quel senso di frustrazione, per un’ingiustizia subita, rimane.
Ho volutamente ambientato il racconto negli anni dove non si sapeva ancora benissimo cosa fosse la dislessia, ma comunque si iniziava a prestarvi attenzione. Purtroppo, da quello che leggo e conosco personalmente, il mio racconto, in alcuni casi, è più attuale di quello che vorrei. Ancora oggi ci sono insegnanti impreparati davanti ad un bambino dislessico e la cosa peggiore e che non alcuni non si sforzano nemmeno ad adeguarsi e creano scontri con i genitori e con il bambino stesso, senza rendersi conto del grande trauma che provocano in lui.
Family = LoveAnche la scelta dei genitori bravi a scuola, in contrapposizione con gli insuccessi di Clara, (soprattutto il padre, visibilmente deluso da sua figlia) è un modo per portare l’attenzione sul fatto che almeno nell’ambito familiare qualunque figlio, anche il più imbranato, dovrebbe trovare conforto e stima.
Sono un genitore anch’io, ma nella mia storia sono presi un po’ di mira tutti i miei colleghi, mi spiace, ma secondo me l’attenzione per i figli deve essere sempre alta. Non sempre gli insegnanti sono all’altezza di aiutare, quindi deve essere il genitore pronto a intervenire.

Quale consiglio ti senti di dare a un esordiente?

Personalmente mi ritengo io stessa ancora un’aspirante scrittrice, quindi posso solo dire quello che penso io: continuare a scrivere e scrivere ancora.
Scrivo quello che sento mi appartiene di più, scrivo quello che vorrei leggere, perché credo risulti più vero.
Posso solo aggiungere di non arrendersi alle innumerevoli lettere di editori in caccia di soldi, o che ti liquidano in malo modo, là fuori ci sono anche quelli seri... Buona Fortuna.

 

Ultima domanda. Hai in programma altri testi? Io spero di vedere magari un bel romanzo rosa con protagonisti giovani come Clara e il suo gruppo.

Ho scritto altri tre racconti sempre con storie tra ragazzi, ma sono generi fantasy, perché la mia mente fa fatica a rimanere con “i piedi per terra”… ma ancora non ho trovato un editore che si sia innamorato di loro… lo troverò! Da poco ho iniziato un racconto che non dovrebbe sfociare nel fantasy, questo sarebbe il mio intento, ma non posso anticipare nulla! Spero possiate leggerlo presto…

Grazie Sara per esserti aperta con me e con i lettori.

Grazie a te per la splendida opportunità.
Sarò ripetitiva, ma credo sia meraviglioso per uno scrittore poter condividere le “dietro le quinte” di un suo lavoro, almeno per me è così.
Grazie ancora per la splendida recensione, speriamo di chiedertene presto un’altra.

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