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24 febbraio 2016

INTERVISTA - Marco Crescizz e Alieni Coprofagi dallo Spazio Profondo.

Salve peccatori, oggi vi presento uno scrittore che sfida la censura con i suoi testi provocatori. Vi presento Marco Crescizz e il suo: Alieni Coprofagi dallo Spazio Profondo. Se cercate una lettura fuori dal comune, lui è il vostro uomo!

Marco Crescizz, classe 1983.
Da tempo si dedica alla narrativa fantastica, soprattutto horror e fantascienza.
Le sue opere sono connotate da una forte componente provocatoria. Un mix di satira, humor demenziale e pulp nell’accezione più ampia. Finalista al Premio Robot 2008, ma visto che non frega a nessuno facciamo finta non sia mai successo.
Odia la censura, di qualsiasi tipo.
Ama la birra.

Benvenuto Marco! Quando hai scoperto la passione per la scrittura?
Dopo il Liceo Classico. Al primo anno di università si vede che avevo letto talmente tanto che ho iniziato a buttare giù dei racconti.
Da quel momento mi sono dedicato parecchio al mondo della scrittura partecipando attivamente a forum, iniziative e concorsi di ogni tipo, sempre legati agli ambiti di horror e fantascienza.

Qual è stato il tuo primo testo?
Il primo racconto che ho scritto era un horror di stampo splatter e parlava di un poveraccio che si trovava ad affrontare un piccolo Gesù Cristo maledetto sceso dal suo crocifisso e affamato di carne umana. L’ho scritto a penna, insieme a pochi altri racconti prima di sposare definitivamente il pc.
La prima vera pubblicazione invece è avvenuta con la defunta Magnetica Edizioni che, in collaborazione col sito scheletri.com, aveva lanciato un concorso. Il racconto che hanno selezionato era un noir classico con un innesto paranormale. Una pittrice che si vendicava del marito servendosi dei suoi strani quadri.

Quale genere letterario ti è più affine? Quale invece non riesci a leggere e/o a scrivere?
Il mio genere preferito e sul quale sono più preparato è l’horror. Mi piacciono molto anche la fantascienza in ogni sua declinazione (steampunk compreso), la bizarro fiction e gli action thriller. Non leggo fantasy classico, non digerisco elfi, maghi e stregoni. Preferisco l’urban fantasy alla Gaiman.

Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?
Faticosissimo. Scrivere costa sangue e soldi. Le soddisfazioni in ambito letterario sono state pochissime e inconsistenti. Questioni di censura mi hanno sempre penalizzato. E lo fanno ancora oggi.
La vera fortuna è stata quella di aver conosciuto delle bellissime persone che mi hanno dato tanto a livello di amicizia e di supporto. Grazie a loro ho continuato a scrivere, a fare progetti, a partecipare a convegni, incontri, insomma nel mondo della scrittura non c’è solo lo scrivere, per fortuna!

Come è nata l’idea di Alieni Coprofagi dallo Spazio Profondo? Cosa ti ha ispirato?
Lo spiego bene nella postfazione in coda all’opera. In particolare sono stati i b-movie di fantascienza degli anni ’50 che ho reso con le macchiette degli alieni e lo spirito dei film degli anni ’80 incarnati da Arnold Schwarzenegger.

Quanto c’è di te in questo testo?
Di me a livello autobiografico davvero poco.
Di me come scrittore ho cercato di dare il meglio visto che è stata la mia prima vera occasione di essere pubblicato con contratto. Dentro a quelle cento pagine ci sono: tecnica, stile, idee, dialoghi, arco narrativo, scene e cut, ritmo, bè, c’è tutto quello che ho imparato riguardo la scrittura. E soprattutto non c’è stata nessuna censura.

Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?
A me non è mai capitato.
Credo che possa accadere soprattutto agli inizi, quando si incomincia a scribacchiare e le idee sono troppe e confuse.
Lo ritengo un lusso. Oggi non potrei permettermelo.

Cosa vuoi comunicare con il tuo Alieni Coprofagi dallo Spazio Profondo?
Il mio obiettivo è intrattenere. Con questo termine intendo: riuscire a incollare il lettore al testo, farlo ridere, farlo pensare, fargli fare il tifo per il protagonista, stupirlo e provocarlo con trovate non convenzionali.

Cosa pensi del Self-Publishing?
Domanda interessante. Personalmente è un’ipotesi che non ho ancora preso in considerazione. Ho trentatré anni e fino a cinque-sei anni fa l’autopubblicazione era vista al pari dell’editoria a pagamento, ovvero un modo per gonfiare il proprio ego e spacciarsi scrittori. Tipo: nessuno vuole i miei magnifici scritti? Allora mi autopubblico.
Se c’è una cosa che ho imparato scrivendo è stata di diffidare del mio ego. Ho sempre cercato qualcuno, un editore quindi, che investisse con tempo e denaro sulla mia scrittura. Solo così potevo essere certo che davvero avevo tra le mani qualcosa di valido. Questa idea ha messo radici nella mia testa, forse troppe e anche infestanti.
Se per l’editoria a pagamento il discorso sull’ego non è cambiato, non me la sento affatto di dire che il self è ancora una scusa per autocelebrarsi. Anche perché il mercato del libro si è contratto, gli editori guardano sempre più alle statistiche di mercato e poco alla qualità, quindi il self è una bella alternativa per chi vuol scrivere cose differenti. Si paga lo scotto di una valanga di sterco fumante in mezzo al quale il lettore deve nuotare per raccattare qualche perla. Forse gli editori possono fare un po’ da filtro. Forse.
In ogni caso, in futuro, anche solo come prova, potrei tentare una pubblicazione self, visto anche i continui problemi di censura che incontro coi piccoli editori.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Lavorerò a un altro testo per Vaporteppa perché mi sono trovato molto bene. Nonostante sia un piccolo editore la professionalità è alta, cosa che non è scontata, e spero possa crescere in futuro. E poi sarei contento se trovassi un editore coraggioso per un progetto sul quale ho lavorato per anni con Simone Corà, compagno di scritture. Un bellissimo urban fantasy demenziale ed estremo.

Grazie a Marco Crescizz per averci dedicato il suo tempo. In bocca al lupo e buona scrittura!
Ringrazio Ornella per lo spazio e saluto tutte le lettrici e i lettori di Peccati di Penna!

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