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21 dicembre 2015

INTERVISTA - Luca Di Gialleonardo e Il gioco dell’erborista

Salve peccatori, oggi è ospite del blog: Luca Di Gialleonardo con il suo Il gioco dell’erborista, edito NeroPress Edizioni.

Luca Di Gialleonardo nasce il 31 ottobre del 1977 a Teramo, trascorre i primi anni di vita a Sassuolo (MO) e si trasferisce in via definitiva ad Anagni (FR), lo storico paese famoso per lo “schiaffo”. Non appena impara a leggere e scrivere, queste due attività diventano i suoi interessi principali. Nel 2009 pubblica con Delos Books il romanzo La Dama Bianca, nella collana Storie di draghi, maghi e guerrieri. Nel 2013 è finalista al Premio Urania, mentre nel 2014 arriva finalista al Premio Tedeschi e al Premio Odissea. Per la Delos Digital pubblica gli ebook Di fame e d’amore e Di rabbia e di dolore (in coppia con Andrea Franco), due episodi di The Tube Exposed; Big Ed, romanzo breve per la collana Serial Killer; Il calice della vendetta e Trenta baiocchi, nella collana History Crime. Nel 2014 pubblica il romanzo fantasy La Fratellanza della Daga e il romanzo di fantascienza Direttiva Shäfer (entrambi per la Delos Digital). Nel 2015, per la collana Delos Crime (Delos Digital), pubblica il racconto lungo Mario non sbaglia. Ha pubblicato diversi racconti in riviste e antologie. Sulla Writers Magazine Italia cura una rubrica su tecnologia e scrittura e per la Delos Digital ha pubblicato il manuale Tutti i segreti di Word per chi scrive. Laureato in Economia, lavora in una società di servizi per i fondi pensione.



E quindi, ora diamo il benvenuto a Luca Di Gialleonardo. Benvenutooo!
Grazie dell’accoglienza!



Quando hai scoperto la passione per la scrittura? Qual è stato il tuo primo testo?
La passione per il raccontare storie l’ho sempre avuta. Da bambino ho iniziato con delle specie di fumetti disegnati malissimo (i miei personaggi erano davvero fatti come stecchini) e con i baloon non scritti, che vivevano solo nella mia testa. Il primo testo scritto è stato L’assassino misterioso, scritto su quadernini a quadretti durante le scuole medie. Un giallo pieno di splatter e così misterioso che io ero l’unico a non aver capito chi era l’assassino dopo la terza pagina!
Quando avevo quindici anni è arrivato L’Isola Corvina, la prima versione di quello che è poi diventato Il gioco dell’erborista.

Quale genere letterario ti è più affine? Quale, invece, non riesci a leggere e/o a scrivere?
Sono abbastanza versatile. Credo di aver toccato un po’ tutti i generi, anche se quelli in cui penso di essere più a mio agio sono il fantasy, la fantascienza e il giallo. Non credo di essere invece molto portato per il rosa e l’erotico o comunque per storie più sentimentali. Vorrei invece migliorare con il genere dello spionaggio, anche se temo non sia nelle mie corde.

Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione? Cosa pensi del Self-Publishing?
Dopo aver scritto molto solo per me ho iniziato a frequentare i luoghi su internet in cui si raccoglievano altri aspiranti scrittori. Scrivi.com e LaTelaNera sono stati i primi siti dove ho iniziato a condividere i miei scritti e a scambiare opinioni con gli altri. Poi ho conosciuto la Writer Magazine Italia e ho iniziato a frequentare il forum, dove ho davvero imparato molto, fino ad arrivare ai primi racconti pubblicati e alla collaborazione con la rivista. Quando è partita la collana Storie di draghi, maghi e guerrieri della Delos ho provato a scrivere un testo che potesse essere adeguato a quello che loro cercavano ed è nato il mio primo romanzo pubblicato, il fantasy La Dama Bianca. Da allora ho avuto altre pubblicazioni con la Delos e di recente ho iniziato un bel rapporto anche con la NeroPress con cui sto pubblicando Il gioco dell’erborista.
Non ho mai pensato al self-publishing. Non ho una cattiva valutazione di questo modo di arrivare ai lettori (mentre odio gli editori a pagamento), anzi, penso che ci siano moltissimi autori davvero validi che sono stati sfortunati o semplicemente non hanno trovato un editore adatto (perché, probabilmente, non esiste) o semplicemente hanno deciso di intraprendere da soli questo cammino. Per quanto riguarda me, però, ho sempre preferito passare da un editore, anche per avere un’opinione professionale su quello che ho scritto.

In che modo sei venuto a conoscenza di Nero Press Edizioni? Cosa puoi dirci della tua esperienza con questo editore?
La NeroPress è un editore che si è fatto conoscere grazie alle sue pubblicazioni. Conoscevo il loro modo di lavorare, anche perché ho amici che hanno già pubblicato con loro e avevo incrociato gli stessi Picciuti e Platamone in diverse occasioni (per lo più sul web). Sapevo che avevano pubblicato altri testi rivolti ai ragazzi e ho deciso di proporgli un mio lavoro a cui sono molto affezionato. Il lavoro di editing è stato davvero certosino e devo ringraziare di cuore Caterina Bovoli per il lavoro svolto. Il testo ne è uscito sicuramente più forte e professionale.

Dove nasce l’idea di Il gioco dell'erborista? Cosa ti ha ispirato?
Come dicevo prima, il romanzo nasce quando avevo quindici anni e non avevo nemmeno un computer per scrivere. Era il periodo in cui amavo il romanzo di avventura e scoprii le opere di Michael Ende. Inutile dire che questo autore sia stato per me una figura di riferimento. La prima versione del romanzo era ispirata in modo massiccio e purtroppo per me era davvero infantile e impubblicabile, anche se ai tempi ero certo di aver scritto un capolavoro.
Poi, a diciassette anni, arrivò il primo computer e lo inaugurai riprendendo L’Isola Corvina, riscrivendola daccapo, cercando di rendere il “capolavoro” qualcosa di ancora più eccelso. Ho dovuto aspettare di avere trent’anni e molti più anni di esperienza per avere il coraggio di rimettere mano a uno dei miei romanzi più sentiti. Ora non penso più di scrivere capolavori, ma credo che le avventure di Panfilo abbiano finalmente una veste professionale, ma ancora densa dello spirito avventuroso che mi guidava a quindici anni.
Panfilo è un predestinato. Questo, almeno, dice una profezia pronunciata anni prima della sua nascita da parte di Romilda, maga al servizio di Alberto, re dell’Isola Corvina. È colpa di questa profezia se Panfilo è stato rapito dai Selleri, da tempi immemori in guerra con i Corviniani. I Selleri non credono nella profezia, ma vogliono sfruttare la superstizione dei Corviniani per penetrare nella Roccaforte. E sembra che il piano stia funzionando, contro ogni aspettativa. La guerra tra Selleri e Corviniani sembra arrivata a un punto di svolta e Panfilo dovrà giocare un ruolo decisivo, tra dubbi laceranti e mille paure. È davvero un predestinato o Romilda ha solo raccontato un mucchio di frottole?
Quanto c’è di personale in questo testo?
Parecchio, come si può percepire da quanto ho detto finora. Panfilo è il Luca che ero quando avevo la sua età. Fisicamente eravamo molto diversi, se non per la statura contenuta, ma per il resto siamo due gocce d’acqua.

Hai condotto delle ricerche particolari per scrivere Il gioco dell'erborista?
Sì, anche se non è stato un impegno così pesante come per altri miei lavori. Si tratta di un romanzo molto fantasioso, dove ho cercato di dare la priorità all’avventura e alle emozioni. La maggiore ricerca è stata quella sulla coerenza della storia, che spesso era mancata nelle precedenti versioni.

Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?
Lo affronto a periodi. Passo mesi di intensa scrittura e mesi di stasi totale. Ormai mi ci sono abituato, quindi non mi preoccupo più di tanto. Cerco mi mantenere sempre un minimo di attività, anche nei periodi più stanchi, ma lascio che la voglia ritorni da sola. Torna sempre, basta solo non forzarla.

Cosa vuoi comunicare con il tuo Il gioco dell'erborista?
Non ho chissà quali messaggi da comunicare. Quello che voglio è solo raccontare una storia che sappia trasmettere emozioni a chi la leggerà. Penso sia questo il primo obiettivo di qualsiasi opera letteraria.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Mi vorrei concentrare per un po’ sul giallo, scrivere un romanzo con un nuovo personaggio che ho per la testa e qualche racconto. Senza dimenticare che dovrei mettermi anche a scrivere il seguito di Direttiva Shafer, un mio romanzo di fantascienza che mi ha dato molte soddisfazioni.

Grazie a Luca Di Gialleonardo per averci dedicato il suo tempo. In bocca al lupo e buona scrittura!

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