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25 luglio 2015

INTERVISTA - Sandy Raven e i suoi romanzi storici

Salve a tutti, oggi vi presento un'autrice di origini italiane che ha deciso di autopubblicarsi e far tradurre la sua opera nella nostra lingua. Parlo di Sandy Raven, che ha sperimentato sia la pubblicazione con casa editrice che il self.

Di origini italiane, Sandy è cresciuta sulla costa del Golfo del Texas, con la sabbia tra le dita e i capelli costantemente crespi, ed è questo il motivo per cui ora vive nel mezzo del nulla in Virginia, in un posto con un'umidità minima o moderata (per dei ricci perfetti e non crespi), colline ondeggianti e boschi coltivati. La sua casa è una vecchia fattoria ristrutturata, che condivide con il suo marito eroe, ai piedi delle Blue Ridge Mountains, dove ha avuto più gatti, cani e cavalli di quanti voglia ammettere. La sua seconda passione, dopo la scrittura, sono i suoi animali: pratica l'equitazione naturale, e ama cavalcare i suoi Tennessee Walkers scalzi sui sentieri e nei boschi intorno alla sua casa.


Domanda di rito, quando hai scoperto la passione per la scrittura?

Quando ero molto giovane! Ho cominciato a scrivere poesie e storie brevi. Ho scritto il mio primo romanzo rosa quando ero al liceo, ma non lo facevo in modo serio. È stato solo quando mi sono sposata e ho avuto una figlia che ho deciso di imparare a scrivere e di farlo seriamente per essere pubblicata.


Qual è stato il tuo primo testo?

Beh, le prime storie che ho scritto non vedranno mai la luce, perché quando le ho create stavo ancora imparando, ma “La sposa di Caversham” è stato venduto a una piccola casa editrice nel 2000. Prima che il libro fosse pubblicato, la ditta è fallita. Io ho continuato a scrivere e i miei genitori si sono ammalati; dopo che sono morti, mi sono concentrata sulle mie figlie, finché la più piccola si è diplomata al liceo. Allora, mi sono sentita di andare avanti con la carriera e ho ripreso il libro che era stato venduto ma mai pubblicato. Ho continuato poi a scrivere gli altri libri delle Cronache dei Caversham.


Quale genere letterario ti è più affine? Quale invece non riesci a leggere e/o a scrivere?

Amo il romance storico, non credo di poter mai scrivere altro, anche se non si sa mai! Quello che non riesco a leggere né a scrivere è il paranormal romance, mi crea dei problemi perché non ci credo, quindi non posso scriverlo con realismo tale da rendere la storia credibile. Mia figlia lo fa bene, anche lei ora scrive.


Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?

Dunque, vi ho già parlato della piccola casa editrice fallita dopo che avevo firmato un contratto con loro... in seguito ho continuato a scrivere per un po' e a inviare i miei lavori a editori e agenti. Credo di essere stata respinta almeno un centinaio di volte, non ho mai tenuto il conto, e probabilmente erano molte di più se ci si conta tutte le volte in cui non ho ricevuto risposta. Poi, nella primavera del 2012, sono andata a un convegno in cui si parlava di self-publishing, o indie publishing, e il resto, come si dice, è storia.


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Come è nata l’idea di “Miss Amelia accalappia un duca” e “La sposa di Caversham”? Cosa ti ha ispirato?

Beh, la verità è che “La sposa di Caversham” è stato scritto prima di “Miss Amelia accalappia un duca”; ho scritto il primo ispirandomi a un film con Timothy Dalton, si chiamava “La puttana del re”. Non aveva un lieto fine, e a me ne serviva uno. Ho scritto “Miss Amelia accalappia un duca” l'anno scorso, perché avevo l'opportunità di far parte di un cofanetto di romanzi brevi primi di una serie... solo che non ne avevo uno, quindi l'ho scritto. In realtà avevo un motivo, perché alcuni lettori mi chiedevano informazioni sul comportamento di Ren, del perché fosse così protettivo nei confronti della sua famiglia, quindi ho dovuto creare uno scenario in cui il padre aveva una ragione per instillare in lui un profondo senso di responsabilità nel prendersi cura di coloro che amava.


Quanto c’è di te in questo testo?

Credo ci sia un po' di me stessa in tutti i personaggi, anche quelli cattivi. Vengono fuori dalla mia testa, quindi, realisticamente, possono essere tutti parte di qualcosa che ho conosciuto. NON che sia stata mai rapita o venduta come schiava del sesso, ma ci sono stati molti momenti in cui sono stata così furiosa che il pensiero di appendere la gente per i piedi sopra un formicaio sembrava un'ottima idea; poi, l'ho sempre superato e sono tornata a lavorare.


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Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?

Non ho tempo per avere blocchi... e se mi capita di non riuscire ad andare avanti su qualcosa, guardo la pila di bollette da pagare! In realtà pianifico molto i miei libri, scrivo la trama prima di andare avanti con la stesura, quindi quando arrivo a scriverli so cosa deve succedere. E se COMUNQUE mi blocco, gioco al solitario!


Cosa vuoi comunicare con il tuo inserire nome opera?

Che la vita è ancora bella, anche dopo che alle persone buone accadono cose brutte. Che con l'amore della famiglia è possibile superare le grosse delusioni della vita. Che è possibile amare più di una persona nelle nostre vite, possiamo amare e volere più di una cosa che ci soddisfi. E che siamo più forti di quanto noi stessi pensiamo. Dico queste cose perché ci credo realmente, è quello che ho insegnato alle mie figlie, che sono entrambe giovani donne bellissime, intelligenti e amorevoli. E so che sono vere perché sono ciò che mi ha insegnato mia madre.


Cosa pensi del Self-Publishing? 

Credo sia un'eccezionale opportunità, per autori come me che sono stati respinti per molti anni, di portare le nostre storie ai lettori, facendo scegliere loro cosa leggere. L'editoria tradizionale è stata una specie di controllo esterno per oltre 50 anni, anni in cui si pubblicavano le stesse storie in continuazione, con pochissimo spazio per l'innovazione. In “La sposa di Caversham” volevo un'eroina italiana e mi hanno detto di farla diventare inglese o francese e l'avrebbero presa in considerazione. Volevo che la mia eroina fosse cattolica e mi hanno chiesto di farla diventare protestante, perché è quello che tutti conoscono. Mi hanno chiesto di cambiare l'ambientazione e farla avvenire completamente in Inghilterra, perché si sa che l'Inghilterra vende. In pratica mi hanno chiesto di scrivere quello che loro pubblicavano da anni. Il self-publishing ha permesso di aprire il mercato a storie ambientate in altri paesi, e io sto facendo quello; scrivo comunque romanzi rosa tradizionali, con un uomo e una donna, solo che gli do quel qualcosa di diverso per scuotere un po' le cose.


Quali sono i tuoi progetti futuri?

Al momento sto scrivendo tre nuove storie: un racconto che sarà inserito nel cofanetto delle “Cronache di Caversham”, ambientato all'inizio del nuovo libro, che contiene la storia delle tre ragazzine che vengono battezzate alla fine di “Già sua”. Le tre crescono come migliori amiche e incontrano i loro eroi in Scozia. Alla fine del libro, si sposano in un unico matrimonio triplo. Sto anche lavorando sulla storia del figlio più grande di Ren e Lia, il bambino che nasce alla fine di “La sposa di Caversham”.

Ho anche una trama quasi pronta per la storia del fratello di Amelia e dei suoi amici; tre dei quattro uomini riescono a tornare a casa dalla guerra e promettono al loro amico morente che si prenderanno cura di suo padre, di sua madre e della sua sorellina. Quando arrivano al villaggio dove viveva l'amico, trovano viva solo la sorellina, che è cresciuta. È tutto quello che vi posso dire, al momento, perché ci sto ancora lavorando.

Poi c'è la storia che ho in mente per Christopher, il secondo figlio di Ren e Lia, quello che vediamo nella scena delle stalle in “La signora di Lucky”. Non va per mare, è un esperto cavallerizzo e si deve dare alla fuga e nascondersi per qualche ragione che ancora non ho trovato.

Quindi, questi sono i miei piani finora... sono piuttosto lenta a scrivere perché vivo in una fattoria e sono responsabile di molti gatti, cani e cavalli, molti con necessità particolari. Quindi, se i miei lettori sono pazienti, tirerò fuori questi altri libri il più rapidamente possibile!

Grazie per il vostro tempo, lo apprezzo molto!

Grazie a te per il tuo tempo, Sandy, è sempre bello avere un confronto. In bocca al lupo e buona scrittura!


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