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16 febbraio 2015

SEGNALAZIONE - La rosa D'oro di F.E. de Lauris

Sgombriamo il campo: questo è il romanzo d’esordio di una giovane scrittrice, sorprendentemente matura per la prova affrontata e superata, che ha ben poco a che fare con le coordinate narrative del panorama letterario di oggi. Dalla trama si deduce una folta serie di figure e di situazioni, un insieme di eventi e di elementi, di circostanze battenti e molteplici, di scontri e di incontri tra espliciti e smorzati: tutte occasioni di felice vigore creativo, dentro una struttura classicamente compatta che a una innata sensibilità accompagna una notevole accortezza psicologica. F. E. de Lauris anima protagonisti e figuranti, gente blasonata e di “piccolo affare”, dentro un mondo di incantate atmosfere, squarci paesaggistici e spunti naturali, ma anche di abili e calcolate dissimulazioni e vivaci scene di costume tra rare ingenuità e molte malizie.
Gianclaudio Toscani 

Disponibile su amazon
TITOLO: La rosa D'oro
AUTORE
: F.E. de Lauris
EDITORE: Self-Publishing (13/11/2014)
GENERE: Storico
PREZZO: 2.99 €
PAGINE: 206

TRAMA
Éléonore e Charlotte, due fanciulle di nobili natali, si trovano a trascorrere un’estate presso la zia della seconda. Si tratta della Marchesa de Vernon, famosa per la sua condotta irreprensibile e la sua solida morale, che si dice ella abbia trasmesso anche ai suoi tre figli. Tuttavia, nell’ambiente circoscritto della tenuta di famiglia, i personaggi si ritrovano a mettere in discussione i propri principî, sperimentando di persona l’intramontabile conflitto tra la natura umana e le regole imposte dalla società. Nella continua oscillazione tra vizio e virtù, l’ago di questa bilancia esistenziale è l’amore nelle sue molteplici vesti, un amore permeato di sofferenze e di grandi soddisfazioni. Da questa deliziosa giostra settecentesca, che raccoglie una notevole varietà di stimoli letterari dell’epoca e non, da "Orgoglio e Pregiudizio" a "Le Relazioni Pericolose" a "Justine", emerge una profonda riflessione filosofica, frutto di un progressivo rifiuto delle convenzioni. Ed è forse questo sottile nichilismo, questa rinuncia verso un’esistenza fredda e formale, che conferma l’assoluta contemporaneità dei protagonisti. Il lettore viene trascinato inesorabilmente attraverso danze galanti, concerti di pianoforte, tra colpi di fioretto e passeggiate a cavallo, in una trama di intrighi, nel crescendo di una tensione incontrastabile che si risolve nel finale inatteso. Questo è il Settecento, dolce e terribile, vizioso e virtuoso, realistico e drammatico de "La Rosa d’Oro".

Pagina Facebook dell'autrice

CITAZIONE

«Io… ho tanti demoni, Milord».
«Che significa?» chiese questi sconcertato.
«La mia testa… è affollata da immagini che io non vi posso dipingere. Neppure volendo riuscirei a sciogliere il nodo che mi frena la lingua.»
«Ma voi avete bisogno di parlare, Éléonore. Può darsi che sia l’unico modo per liberarvi di questo peso.» la incalzò il Lord, animato dalla sicurezza di essere vicino a carpire il segreto della fanciulla.
«No, non basterebbe» replicò quella guardandolo. «Questi demoni chiedono di vivere. Chiedono che si dia loro un corpo, un respiro, sangue da cui trarre l’energia per sopirsi e accoccolarsi nel mio cuore rinvigorito dalla certezza che io mi sono affermata nella mia natura, per poi svegliarsi di nuovo e chiedere un sacrificio ancora più grande.»
«Corpo? Sangue?» chiese il Lord quasi spaventato. «Di chi, Éléonore? Di chi?»
«Miei» rispose semplicemente la fanciulla.
Ariberto continuava a fissarla.
«Io non capisco cosa intendete, ma so per certo che dovreste liberarvi di questi demoni…»
«No,» mormorò la Contessina «essi sono parte di me. Loro sono me. Liberarmi di loro sarebbe rinnegare me stessa. Uccidete loro e mi ucciderete con essi.»
«Dunque è a questo che votate la vostra vita? A nutrire queste creature che vi portate nella testa…» constatò Ariberto incredulo. Non c’era disgusto nella sua voce. Ancora una volta, non la stava giudicando.
«Ne parlate come se fossero parassiti che abitano dentro di me. Non capite che io e loro siamo la stessa cosa? È alla mia felicità che ho votato la mia vita, e so che questa felicità dipende dalla realizzazione delle immagini che nascono nel mio cuore ogni giorno, in ogni istante.»
«Come fate ad esserne certa?» chiese il giovane.
«Lo sento, Milord. Io so che le cose stanno così come vi ho detto, e vi dirò di più: chi riuscirà ad evocare questi demoni, chi riuscirà ad appagarli, lui solo sarà padrone del mio cuore. Padrone del senso della mia esistenza.»

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