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30 settembre 2016

PAGINA69 #66 - Volevo Solo Farti Vedere di Severino Cirillo | SelfPublishing

 
Secondo Marshall Mc Luhan, per decidere se comprare un libro, bisogna affidarsi alla pagina 69. Se quella pagina ci catturerà, allora, molto probabilmente ci piacerà il libro.

Pagina 69 di un romanzo di prossima pubblicazione: Volevo Solo Farti Vedere di Severino Cirillo, disponibile dal 15 ottobre.

I tre continuano a camminare nella ormai consueta formazione: chissà quanto durerà questo viaggio e da quanto sta continuando. E chi lo sa se è in qualche modo reale.
La discesa dal monte è una sorta di sogno, con i colori del tramonto mai interrotti da nient’altro che le ombre che lo stesso sole rosso proietta. Ombre di ogni cosa, ma non le loro.
Questa volta, ai piedi della montagna c’è un oratorio.
Un bell’oratorio, a dire il vero: campo da calcio regolamentare, altri tre campi multifunzionali, un piazzale piastrellato e un bar. In fondo, sulla destra, opposto al bar c’è una sorta di parchetto con giochi fissi, come quelli del giardino dove Jacopo ed Emma si trovavano prima di iniziare questo strano viaggio.
“Questo luogo riguarda te, Emma”, le comunica il signore nero.
“Chi c’è qui?” domanda invece la bimba, che senza il dono della complessità è sempre e solo la solita piccolina.
Emma non fa in tempo a finire la sua domanda, che da un cancello lontano entrano una ventina di bambini in fila indiana, tenendosi per mano a coppie di due. Dietro di loro, un’altra fila simile, ma con uniformi di colore diverso rispetto ai bimbi della prima carovana. Pochi secondi dopo, una terza fila di piccoli soldati entra nell’oratorio, mentre Jacopo inizia il solito rito della canzone.
Questa volta sembra che stia cantando una filastrocca sulla macchina di un capo che ha un buco da qualche parte. Ha una bella ritmica e i suoi occhi lo lasciano trasparire, emanando una pace e una calma infinite.
“Emma, vai pure a vedere”, la incita il signore nero.
“Hai visto che le mie due faccine adesso sorridono?” chiede invece lei, riferendosi ai foglietti che ha trovato nelle sue scarpine qualche tempo prima.
“Certo! Ogni tanto non si mostra subito comprensione. Oh, scusa...”
L’uomo ha di nuovo dimenticato di donarle la complessità che, appena appoggiata la sua mano scura sul capo della piccolina, fluisce in fluttanti evoluzioni interiori nella più implausibile delle maniere all’interno dell’animo di una precedente bambina dell’asilo, che ora sente, pensa e percepisce con una maturità adulta e semiartificiale.
“Dicevo, ogni tanto non si mostra subito comprensione, ma questo non vuol dire che dentro l’anima non ve ne sia.”
“Ho capito. Vado a vedere, allora.”
E la piccola Emma avanza qualche metro, nella direzione del parchetto interno all’oratorio.

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