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26 febbraio 2016

Pagina69 #43 I Due Regni (La Città Intera #1)

Secondo Marshall Mc Luhan, per decidere se comprare un libro, bisogna affidarsi alla pagina 69.

Se quella pagina ci catturerà, allora, molto probabilmente ci piacerà il libro.

Sfumatura di fantasy per la pagina 69 dal romanzo I Due Regni (La Città Intera #1) di Alessia Palumbo.


Mia madre fu abbastanza sorpresa dal vedermi fare colazione con mio padre, qualche ora dopo. Nonostante fremessi dalla voglia di an- dare di sopra, prendere il libro e cominciare a studiare, mi ero presa quella prima parte della mattina per parlare con mio padre e incontrare lei. Non avevamo parlato molto prima del suo arrivo. Eravamo rimasti a fissarci, seduti al tavolo della sala da pranzo. Avevamo provato a fare un po’ di conversazione, parlando del tempo, delle stagioni, della sco- modità di essere in un Ciclo nuovo, e di simili inezie. L’unico elemento importante era stato il motivo del mio arrivo e i miei futuri piani. Mi aveva ascoltato, ma non ero sicura che avesse compreso.

Invece mia madre, non appena mi vide, sgranò appena gli occhi, per poi sorridermi serenamente. Si era avvicinata con quel suo passo felpato e leggero. Dopo quel momento di lieve sorpresa, mi rivolse un sorriso dol- ce, come se fossi mancata per una notte appena. Tuttavia, i nostri rapporti non erano mai stati idilliaci, anche prima della nostra separazione. Non che mi avesse trattata con indifferenza o disprezzo, anzi, si era sempre dimostrata gentile e disponibile. Ma quella dolcezza aveva sempre avuto qualcosa di falso, di forzato. E anche adesso quell’espressione positiva non sembrava altro che un mero sforzo dei suoi muscoli facciali. Se lei odiava i maghi, aveva sempre cercato di non farmelo capire, anche dopo il mio ritorno lì, in quella casa. Aveva provato a farmi qualche domanda con quel sorriso sottile, a chiedermi qualcosa della mia vita personale. Mi chiese di Idai, una volta. Mi chiese delle mie prove, dei miei voti. Mi aveva fatto quelle domande di convenienza, veloci e rapide, giusto per togliersi il peso dell’essere madre. Ma in fondo la mia era sempre stata una famiglia di guerrieri, non di balie. E dopo tutti questi anni, non era cambiato in lei questo elemento. Sollevò con delicatezza la brocca del latte freddo e me ne versò una tazza. Non l’avevo mai vista combattere, mi chiesi come se la cavava sul campo di battaglia; se metteva quello sforzo e quella finta delicatezza anche nel suo incoccare le frecce. Era il suo aspetto invece a essere cambiato. La sua carnagione era ora di un pallore quasi giallastro, portatrice anche lei della stanchezza di un guerriero. La pelle era cadente in alcuni punti del suo corpo e i ca...

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