11 dicembre 2015

Pagina69 #35 Prima che arrivassi tu

Secondo Marshall Mc Luhan, per decidere se comprare un libro, bisogna affidarsi alla pagina 69.

Se quella pagina ci catturerà, allora, molto probabilmente ci piacerà il libro.

Pagina 69 di oggi è tratta da Prima che arrivassi tu di Tania Paxia, un romance.



“Stanotte. Dopo che ti sei addormentata. Gli ho detto che ti eri annoiata così tanto da ordinare un drink dopo l’altro. E ti sei ubriacata così tanto da non reggerti in piedi. Gli ho detto che ti avevo portato qui. Non potevo certo accompagnarti a casa in questo stato”.
“E lui che ha detto?” mi pentii subito di aver urlato, perché mi provocai un’intensa fitta alla testa.
“Se l’è presa con me ed è corso qui per accertarsi della tua salute e che io non avessi approfittato della situazione”, ridacchiò. “Non lo avrei mai fatto, comunque”, si spiegò meglio: “approfittare di una ragazza ubriaca”. Mi sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio. “E poi ero impegnato a pulire il bagno da tutto quel vomito”, scoppiò a ridere.
Lo guardai con la coda dell’occhio e, da così vicino, potei notare gli occhi gonfi e delle leggere occhiaie. Non aveva dormito granché.
“Mi dispiace”. Sussurrai.
Sospirò. “Smettila di dire che ti dispiace, però”, mi tirò un’occhiataccia, ma il suo tono di voce era dolce e rassicurante. “Ho avuto un’adolescenza piuttosto turbolenta, quindi di sbornie ne so qualcosa”.
“Sì, ma...”
M’interruppe ancora, stringendo la presa attorno alla mia spalla. “Niente ma. Ti direi che è stato un piacere, ma non è esattamente il termine giusto, dato che non è stato affatto divertente vederti star male, piangere, farfugliare e vomitare”.
Potevo dire addio a una qualsivoglia possibilità con lui. Che diamine! Mi aveva visto vomitare!
“Deve proprio averti fatto soffrire”. Evan infranse il silenzio.
Mi voltai verso di lui e mi ritrovai i suoi occhioni a pochi centimetri. “Chi?” non avevo afferrato il concetto. E come biasimarmi. Tra i postumi della sbornia e la sua vicinanza non riuscivo a fare due più due.
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“Il ragazzo del quale sei innamorata e che avevi intenzione di dimenticare con tutto quell’alcol e con quel tipo dal quale, ripeto, ti ho salvata”. Arricciò le labbra. “È per questo che sei triste. Tu e il tuo ragazzo vi siete lasciati e tu sei venuta a New York per dimenticarlo”.
“No, ti sbagli”, non riuscii più a sostenere il suo sguardo, così lo puntai sul pavimento. “Non è come pensi tu”, stavolta fui io a zittirlo, mentre stava per riprendere parola. “E non sono triste”. Lo fulminai con lo sguardo, voltandomi di scatto.
Rimanemmo in silenzio a fissarci per qualche istante, prima che Evan ritraesse il braccio. “Se lo dici tu, ci credo. Però non funziona. Dopo che ti riprendi dalla sbronza, i problemi ti assalgono di nuovo ed è difficile ricominciare un nuovo giorno, con i pensieri che ti tormentano, ancora di più della sera prima”, sbuffò. “Te lo dico per esperienza personale”. Diede un’occhiata al suo orologio sportivo. “Sono le sette e un minuto”, si alzò in fretta. “Sarei dovuto essere a lavoro un minuto fa”.


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