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24 ottobre 2015

In un libro #4 Ah... Ahh... Ahhh di Nuwanda (Narrativa/Parodia)

"In un libro" è una rubrica che consente agli autori di presentare la propria opera tramite estratti accompagnati da immagini e al lettore di saggiare lo stile e il testo dello scrittore.
Pronti a questo viaggio?

Gli autori interessati mi contattino scrivendo a peccatidipenna @ gmail.com (senza spazi) indicando come oggetto la rubrica "In un libro": occorrono cover, trama (In breve), 5 estatti/citazioni e 5 immagini prive di scritte. Per un bel post si consiglia di inviare immagini dello stesso formato e che seguano lo stesso orientamento (orizzontale, che consiglio; o verticale). I libri devono essere self o editi da case editrici non a pagamento (NOEAP).

Vi lascio tra le pagine di Ah... Ahh... Ahhh di Nuwanda.

Doppio Senso è una piccola città dove le strade sono tutte a senso unico. Qualcuno, arrivando da fuori, sarebbe portato a pensare che si possa solo entrare ma non uscire, invece, la circolazione scorre tranquilla e, prima o poi, la strada per andare a In Mona, il paese vicino, la trovano tutti.
Nella sala conferenze della biblioteca comunale è in corso la presentazione del libro di Armando Bentivoglio, un noto scrittore sui generis con monomanie bizzarre. Il romanziere, a un certo punto, decide di scrivere sulla lavagna una frase ricca di significati e che possa contenere un’emozione: “Ah… Ahh… Ahhh”. Basta una semplice parola, pronunciata in modo diverso, a suggerire sensazioni di piacere o di dolore, secondo l’interpretazione del lettore, in grado di andare oltre il volere dello stesso autore. La differenza tra “il come si scrive” e “il come si legge”. Il ritrovamento di un cadavere richiederà la presenza del commissario Loquace, un poliziotto dai metodi alquanto singolari.
Un turbinio di battute e dialoghi caustici, spesso inconsapevolmente comici dei vari protagonisti, caratterizzerà in maniera originale le varie scene, creando un surreale collage di schegge impazzite. Una parody comedy all’italiana con le sue nevrosi e le sue megalomanie grossolane e i suoi personaggi grotteschi non meno suggestivi.




«Commissario, sono io lo scrittore. Dica pure.»
«Venga Bentivoglio, si faccia vedere. Qui è cosa rara trovare una persona che legge un libro, lei addirittura li scrive» dice con fare sardonico il commissario.





«Il commissario è fuori dall’obiettivo.» Il cameraman preoccupato spegne la telecamera.
«Veramente nemmeno prima mi è sembrato così obiettivo.» La giornalista, infastidita, si rivolge al collega non nascondendo una certa inquietudine.
«Eppure riesco a inquadrare bene le persone.» Il cameraman controbatte in tono piccato, come se si sia messa in dubbio la sua professionalità.
«Si vede che questo ti è sfuggito.» La donna, con un certo piglio, non vuole dargliela vinta.
«Come li metto a fuoco io, non ci riesce nessuno.»
«Infatti, questo l’hai bruciato.»

Da dove provenga l’ispirazione di uno scrittore non ha importanza. Ho tutte le libertà possibili e anche impossibili. L’importante che la storia raccontata sia convincente, verosimile e possibile in questo mondo. Se poi scrivo un libro, che ha per protagonista un serial killer, e un lettore inizia ad ammazzare, seguendo lo stesso modus operandi da me descritto, non potrei averne nessuna colpa» dice Armando, incrociando le braccia intorno al corpo in maniera difensiva.
«Eh sì, così sarebbe troppo facile. Voi scrittori con le parole avete una pistola fumante tra le mani e poi volete essere liberi da ogni responsabilità? Lei perlomeno è complice morale, imputabile di un reato preterintenzionale.»

«Non lo so, nel suo caso si tratterebbe del libro di uno sconosciuto. Mi ricorda il suo nome?» chiede, svelando un certo imbarazzo, Mirko.
«Loquace, Antonio Loquace, ma che cosa c’entra questo con il libro? Non le ho neanche detto il titolo.»
«No, ma quello lo decide l’agenzia che vuole promuoverla.»
«E voi come potete sapere qual è il titolo giusto? Il libro l’ho scritto io.»
«Noi sappiamo come arrivare direttamente al lettore e poi ci prendiamo carico di vendere il libro, quindi poche storie!»




Volevo dirti che forse è il caso di indagare anche su Facebook. Quel social network è pieno d’informazioni preziose. Ti ricordi di quella volta quando incastrammo un sospettato creando il profilo di una modella peruviana e inserimmo un cavallo di troia nel suo computer?»
«Altro che profilo, noi mettemmo un nudo integrale. E poi più che un cavallo quella era una cavallona.»
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