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8 dicembre 2017

PAGINA69 #102 - Abissi di Paolo Cabutto | Talos Edizioni

 
Secondo Marshall Mc Luhan per decidere se comprare un libro bisogna affidarsi alla pagina 69. Se quella pagina ci catturerà, allora, molto probabilmente ci piacerà il libro.
Pagina 69 da Abissi di Paolo Cabutto,Talos Edizioni, tredici racconti in bilico tra horror, thriller e noir.

Davide irruppe in strada correndo come un forsennato e la leggera pioggerella che scendeva dal cielo plumbeo fu una benedizione. Inspirò a pieni polmoni l’aria gelida della notte, si voltò a guardare il cinema degli orrori, ma con sgomento vide soltanto un muro giallo in rovina ricoperto di crepe. Il cinema era sparito. In preda allo shock raggiunse l’auto e si accasciò sul sedile anteriore. Il cuore gli batteva all’impazzata e gli tremavano le gambe. In quelle condizioni non sarebbe mai riuscito a guidare fino a casa, così si distese, chiuse gli occhi e cercò di calmarsi. In men che non si dica la sua mente in subbuglio venne avvolta dalle oppiacee nebbie del sonno. Le palpebre divennero pesanti, il torpore si impadronì delle sue membra e lentamente Davide scivolò in un oblio assoluto e rassicurante. Passarono alcune ore prima che si risvegliasse. Quando riaprì gli occhi una coltre nera lo circondava. Smarrito, tentò d’alzarsi, ma si accorse d’essere bloccato. Proprio come era accaduto nel film, si trovava disteso su una lastra di marmo liscia e fredda e aveva mani e piedi legati. “Tutto questo non può essere reale!” pensò rifugiandosi nella vana convinzione che stesse vivendo l’angoscia di un banale incubo. Tentò di urlare nella speranza di risvegliarsi sudato, impaurito, ma sano e salvo nell’abitacolo della sua auto. Però, come era accaduto nella sequenza d’immagini che lo avevano fatto fuggire dal cinema a gambe levate, nessun suono gli uscì dalla bocca. Cercò di divincolarsi, ma era immobilizzato. Uno stridente cigolio accentuò il panico da cui era ormai del tutto avvinto. I suoi occhi abituati all’oscurità vennero feriti da un improvviso fascio di luce, costringendolo a ritrarre i muscoli del viso in una grottesca smorfia di fastidio. Qualcuno era entrato nella stanza e Davide sapeva con certezza chi fosse.

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