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16 settembre 2017

INTERVISTA - Salvatore De Chiara e Pandemonium

Salve peccatori, buon sabato! Oggi su Peccati di Penna un autore napoletano: Salvatore De Chiara.

Salvatore De Chiara (Napoli, 1985) è regista, sceneggiatore e scrittore. Laureato in Imprenditoria e Creatività per Cinema, Teatro e Televisione, con Ugo Gregoretti in qualità di relatore, ha realizzato numerosi cortometraggi (tra cui Il Margine, La stanza di Dracula, Giulia) e ha avuto esperienze da saggista cinematografico e collaboratore universitario con docenti quali Valerio Caprara e Giuseppe Cozzolino. Dal 2012 è iscritto all'Albo dei Giornalisti Pubblicisti della regione Campania. Nel 2017 è stato ultimato e presentato, per la sua regia, ‘Na Wave, documentario di lungometraggio sul panorama musicale emergente e underground partenopeo. Nello stesso anno viene pubblicato il suo esordio letterario, Pandemonium (Lettere Animate Editore), mentre un suo racconto, Il tempo di Giustino, è stato pubblicato nella raccolta L’altalena (ALT! Edizioni).

Benvenuto su Peccati di Penna Salvatore De Chiara! Quando hai scoperto la passione per la scrittura?
Grazie mille e grazie per la tua attenzione! Non c’è stato un momento in cui ho scoperto la passione per la scrittura, in quanto è sin da piccolo che mi dedico a questa attività, e non intendo solo la compilazione della lista della spesa.
Diciamo che intorno agli anni universitari l’ho fatto in modo costante e attraverso vari formati, quindi con sceneggiature, racconti e, appunto, romanzi.

Qual è stato il tuo primo testo?
Il primo romanzo che abbia mai scritto si chiamava I racconti del signor Ramis, un ipertesto che raccoglieva diversi generi affini allo urban fantasy, la fantascienza e l’horror, ma non ha avuto alcun riscontro presso i diversi editori a cui è stato proposto. Pazienza, vorrà dire che lo pubblicheranno postumo dopo la mia morte. Quindi tra molti decenni.

Quale genere letterario ti è più affine? Quale invece non riesci a leggere e/o a scrivere?
Cerco sempre di cavarmela con qualsiasi genere. La versatilità è un aspetto a cui ambisco.

Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?
Pandemonium nasce verso la fine del 2014. Fu scritto in occasione del premio Rai La Giara a cui partecipò senza successo. Dopo il concorso lo proposi a diverse case editrici, ricevendo attenzione da Lettere Animate Editore nel maggio 2016 con una proposta di pubblicazione.

Come è nata l’idea di Pandemonium? Cosa ti ha ispirato?
Il romanzo nasce dalla rabbia. È stato scritto di getto, col desiderio di raccontare una storia che tutti potessero sentire vicina al proprio vissuto, in un modo o nell’altro.

Quanto c’è di te in questo testo?
Molto. Sono diversi i momenti vissuti negli anni e rielaborati nel testo.
Dodici giorni, dodici mesi, un intero anno. Un viaggio nella vita di Luigi, giovane e introverso chitarrista che segue un obiettivo ben preciso nella sua vita, ossia vivere di musica. Luigi è sarcastico nei confronti delle sue vicissitudini e della folta schiera di persone che riempie il suo quotidiano. Spesso subisce passivamente angherie e momenti difficili, ma lungo le sue esperienze non farà altro che crescere, e forse concretizzare il suo sogno. Commedia grottesca e amara, "Pandemonium" è un racconto di formazione in puro stile slice of life, nonché uno sguardo sulle realtà giovanili attuali, vittime della confusione e in perenne ricerca d'amore e riconoscimento.
Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?
Credo che il blocco dello scrittore sia come l’influenza: tutti prima o poi ci incappano.
La cosa migliore per superarlo è scrivere, anche quando non si è convinti di ciò che si sta scrivendo. Fondamentale è trovare nuovi stimoli, per trovare storie da sviluppare o nuove forme d’espressione.

Cosa vuoi comunicare con il tuo Pandemonium?
Il mio obiettivo è intrattenere il pubblico con una storia che può sentire propria, non molto distante dal suo quotidiano, che sia del presente o del passato. Inoltre, il testo si può definire una dichiarazione d’amore nei confronti del diritto alla creatività, spesso offuscata da diverse generazioni che non riescono a capire che anche questa può diventare un lavoro.

Cosa pensi del Self-Publishing?
Se usato nel giusto modo e con la giusta determinazione, con l’obiettivo di impegnarsi ad essere manager di se stesso, il self-publishing può diventare uno strumento potentissimo, dove ci si può creare un pubblico vero e vicino all’autore, soprattutto per la qualità del testo prodotto.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Nuove sceneggiature da sviluppare e realizzare, nuovi romanzi da scrivere, nuove storie da raccontare dietro una videocamera.

Grazie a Salvatore De Chiara per averci dedicato il suo tempo. In bocca al lupo e buona scrittura!
Grazie di cuore a voi! E ricordatevi che leggere è un dovere!

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