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3 febbraio 2017

PAGINA69 #82 - Non voglio che te di Tiziana Iaccarino | Self

 
Secondo Marshall Mc Luhan, per decidere se comprare un libro, bisogna affidarsi alla pagina 69. Se quella pagina ci catturerà, allora, molto probabilmente ci piacerà il libro.

Pagina 69 da Non voglio che te di Tiziana Iaccarino, una storia d'amore e passione, nostalgia e dolore, forza ed emozioni senza regole in un'Italia che gridava ancora allo scandalo innanzi a un amore senza pregiudizi.

Lorenzo non rispose, era imbarazzato, ma annuì e si avviò da solo verso il retro dove udii le loro voci salutarsi con entusiasmo. Presi una fetta di torta al cioccolato dal bancone e la sistemai su un piattino, poi appoggiai un cucchiaino e un tovagliolo di carta, infine mi recai nel laboratorio con il dolce che appoggiai sul tavolo e mi misi a preparare il caffè. Lorenzo si era già seduto a chiacchierare con Mario e Alberto, mentre io ero intenta a versare un paio di cucchiaini di zucchero nella tazzina, senza neanche chiedergli se potevano andare bene. Quando gli servii il caffè, sorrise e cominciò ad assaggiare la torta. Il sereno limpido dei suoi occhi mi trasmise una pace inconsueta, come un chiaro segno che le armi erano state deposte ed ebbi la consapevolezza di aver agito nel modo giusto. Sorseggiò il caffè bollente e si beò della sua dolcezza fino a ringraziarmi per il pensiero. Mario rimase sorpreso dalla mia gentilezza nei confronti di Lorenzo, ma gli fece piacere. Lo trovai ben disposto nei confronti di tutti e di buon umore. Per un attimo mi sembrò un ragazzo diverso. Infine ci raggiunse Giuditta. Aveva finito di pulire il negozio e la giornata lavorativa, finalmente, volgeva al termine. Ancora qualche minuto a riordinare il laboratorio e poi saremmo andati a casa. Mario non invitò più Lorenzo a cena, consapevole che avrebbe dato un dispiacere alla mamma, anche se non condivideva il suo pensiero e soprattutto non credeva alla storia secondo la quale l'amico avesse potuto abusare di Giuditta. Non credette mai, perché mai venne resa pubblica la notizia. La mamma e mia sorella avevano scelto di tacere. Avremmo potuto avere le prove che ci servivano, se Giuditta si fosse sottoposta a una visita medica in seguito a quel terribile episodio, ma se fosse diventato di dominio pubblico, si sarebbe gridato allo scandalo e avremmo distrutto la reputazione della famiglia di Lorenzo, dando ai suoi genitori, che conoscevamo, un dolore forse superiore al nostro. Il loro unico figlio sarebbe stato marchiato per il resto della vita. Forse il suo allontanamento sarebbe stato forzato dagli eventi e avrebbe fatto vergognare persino chi gli era vicino o lo frequentava. La mamma aveva ponderato bene quella scelta.

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