16 dicembre 2016

PAGINA69 #77 - Il popolo dei Sogni di Paola Garbarino | Self

 
Secondo Marshall Mc Luhan, per decidere se comprare un libro, bisogna affidarsi alla pagina 69. Se quella pagina ci catturerà, allora, molto probabilmente ci piacerà il libro.

Pagina 69 dal fanta-romance Il popolo dei Sogni di Paola Garbarino.

I capelli erano un disastro essendosi asciugati nell’accappatoio, quindi li legai in una coda alta; avevo occhiaie profonde ma non c’era tempo di mimetizzarle col trucco.
Uscii dalla mia camera e incrociai i miei seduti a far colazione.
“Già sveglia? Ti ho sentita fare la doccia tardissimo…” fece mia madre.
O, almeno, supposi che fosse lei, dalla voce. Perché tutto quello che vidi, per almeno dieci secondi, fu una sorta di flash bianco, con stelle filanti e paillettes color argento, bronzo, rame e oro. Chi aveva fatto detonare una bomba di Carnevale in cucina? Chiusi gli occhi e quando li riaprii intravvidi la sagoma di mia madre, attraverso il flash che si andava diradando e che adesso non mi feriva più la vista.
“Hai male agli occhi?”
Scossi rapidamente la testa, mentre la luce spariva del tutto. Diavolo, dovevo iniziare a mentire, omettere e dissimulare e dovevo anche cercare di farlo bene!
“Bella serata?” chiese mio padre.
Avevo quasi paura di volgere lo sguardo su di lui, ma dovevo! Lo feci e stavolta non ci fu niente di abbagliante: intorno a mio padre si irraggiava, per circa dieci centimetri, una tenue luce, chiara e prevalentemente dorata, piacevole, che tremolava intorno alla sua figura. Niente effetto stelle filanti e paillettes, stavolta, ma onde, onde pigre come quelle di una lenta risacca. Lo fissai, muta, finché dopo qualche secondo la luce sparì; allora continuai a guardarlo per un altro motivo, osservandolo con occhi nuovi: mi resi conto che fisicamente, in effetti, non ci somigliavamo per niente. Mi venne un groppo in gola.
“Lili?” si avvicinò mia madre.
“Bella serata!” mi sforzai “Vi racconto stasera, ora ho un appuntamento con Ela, stiamo fuori tutto il giorno, non mi ha suonato la sveglia, è giù inferocita!” snocciolai, salutandoli al volo, fuggendo senza dargli tempo di rispondere; mi fiondai in ingresso, infilandomi gli stivali, afferrai dal gancio il primo maglione che trovai, il mio cappottino e uscii sbattendomi la porta alle spalle.
L’espressione inferocita di Ireland mutò in una disgustata “Ti presenti così a un appuntamento con uno che ti piace?! Lili, sembri una scappata di casa!” mi prese un lembo di maglione “Cos’è questo, il cardigan nero di tua madre?”
“Ero in ritardo!” riuscii a balbettare, mentre osservavo la sua vivace luce chiara spruzzata di oro e argento, che pulsava come i battiti del cuore. Anche l’aura di Ireland era bella da vedere!
“Sì, meno male che non avevi sonno! Torna su e sistemati!”
“No, è tardi!” m’incamminai velocemente e lei mi venne dietro.
“Sbottonati quel cardigan, per carità!” m’implorò “Almeno si vedrà la maglietta sotto, che spero sia più decente.”
Feci come mi aveva detto e lei vi gettò un’occhiata.
“La t-shirt del concerto dei Thirty seconds to Mars? Ti sembra una scelta appropriata?!”
“Non angosciarmi, ho preso la prima della pila! E comunque mi piace!”
“Anche a me, soprattutto vorrei chiudermi in una stanza con Jared Leto. Questo è il problema: questa tua inclinazione musicale potrebbe indispettire il norvegese!”
“Non vorrei uscire con qualcuno che s’indispettisce per così poco!”
“Oh, come conosci poco i Maschi!”

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