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9 dicembre 2016

PAGINA69 #76 - Come la coda delle comete di di Paola Garbarino | Self

 
Secondo Marshall Mc Luhan, per decidere se comprare un libro, bisogna affidarsi alla pagina 69. Se quella pagina ci catturerà, allora, molto probabilmente ci piacerà il libro.

Pagina 69 dal romance Come la coda delle comete (Le cose che non sapevamo di noi) Stars Saga vol. 1, di Paola Garbarino.

Perché era così gentile?! Nel mio mondo di solito se erano gentili volevano qualcosa in cambio. Rimasi come uno scemo a fissarla. 
“Se dici ancora che non vuoi disturbarmi, mi metto a urlare!” mi anticipò, sorridendo divertita “Senti, Thorger…” iniziò “…non mi conosci ma non sono una che fa qualcosa che non vuole fare. Ok? Sono una persona schietta. Non farti certi problemi, non ce n’è bisogno!”
Era disarmante! Il mio mondo era pieno di maschere, questa ragazza invece… “Accetto l’aiuto!”
Si sedette sul mio letto e prese la prima maglietta.
La fissai, immaginandola con solo quella addosso. Quando smisi di fissarla come un maniaco, ne aveva già piegate perfettamente due. Mi sedetti anch’io e iniziai a piegarne un’altra “Sei davvero veloce!”
“Ho lavorato in un negozio d’abbigliamento, l’estate scorsa!”
La pila cominciava a diventare molto alta, quindi la presi e cominciai a sistemarle nella cassettiera.
“Mi piacciono i tuoi vestiti!”
Mi voltai verso di lei, che guardava la t-shirt di un tour dei Pearl Jam “Sono dei grandi!”
Lei sollevò lo sguardo per guardare me “Intendevo che mi piacciono tutti i tuoi vestiti. Cioè, sulla maggior parte dei ragazzi alcune cose sarebbero probabilmente ridicole ma immagino che su te siano affascinanti!”
Cazzo! La fissai, muto.
E lei arrossì, cosa che non aiutò la mia capacità di restare calmo.
“Scusa, a volte sono troppo diretta!”
“La maggior parte della gente che conosco, invece, è tortuosa!”
Lei riportò l’attenzione sulle t-shirt restanti e io mi risedetti, aiutandola.
“Quale album preferisci?” cambiò discorso.
“Non posso sceglierne soltanto uno. Ten è fenomenale! Adoro Binaural, Riot act…”
“Binaural… sì, è meraviglioso!”
“Quale canzone preferisci dell’ultimo album?”
“Sirens!” rispose senza indugio, guardando la maglietta che stava piegando “Vedder è un poeta. Il testo è un portento! Ma, in fondo, i suoi lo sono tutti. Però questa canzone mi tocca qualcosa dentro… non so. Mi esorta a vivere, a non avere rimpianti. La sento molto…” si bloccò di colpo, come se si fosse resa conto di aver detto troppo “…non ci sono tante canzoni che ci prendano a questo modo, no?!” sollevò gli occhi per cercare i miei.
“Hear the sirens, covering distance in the night, the sound echoing closer, will they come for me, next time?” mi uscì, cantata a fil di voce. Mio Dio, era tanto che non cantavo qualcosa! Questa ragazza mi tirava fuori cose…
“Esatto… non sappiamo quanto durerà, no?! Se vivessimo ogni giorno pensando che sia l’ultimo, non sprecheremmo un solo minuto.”
“Non potremmo vivere così.” scossi la testa “Sarebbe troppo intenso. Non lo sopporteremmo!” io avevo vissuto intensamente e il risultato era stato che ero morto, anche se poi il defibrillatore o Dio o chi per lui mi aveva rimandato indietro.

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