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27 maggio 2016

Pagina69 #55 Favola di una falena

Secondo Marshall Mc Luhan, per decidere se comprare un libro, bisogna affidarsi alla pagina 69.

Se quella pagina ci catturerà, allora, molto probabilmente ci piacerà il libro.

Pagina 69 di Favola di una falena di Alessio Del Debbio, un testo per ragazzi, narrativa Panesi Edizioni.



Disponibile su amazon.
Aveva perso il conto delle sue bugie. Di quelle dette a se stessa e con cui stava cercando di trovare un senso a ogni sua azione, ma anche di quelle che aveva rifilato agli amici e quella sera persino a suo padre. Detestava chiedergli qualcosa, fosse anche il permesso di usare l’auto, eppure non aveva avuto scelta, se non voleva andare a Pisa in motorino.
«Andiamo a cena da Federico, per festeggiare il risveglio di Laura», gli aveva detto. «Farò un po’ tardi, non aspettarmi alzato!»
«Non lo farò. Domattina devo andare a lavoro, io», aveva sbuffato Ottone. Ma poi gli aveva allungato le chiavi della Focus e ventimila lire.
Vero lo aveva ringraziato con un sorriso imbarazzato, prima di montare in macchina e avviarsi lungo l’Aurelia, sperando di ricordare la strada. Sarebbe stato imbarazzante dover chiamare aiuto, persa in un posto dove non avrebbe nemmeno dovuto trovarsi. Sospirò e continuò a guidare, mentre la macchia di Migliarino Pisano scorreva accanto a lei, accompagnando i suoi ricordi.
Daniel l’aveva chiamata, quando ancora era in ospedale con gli altri, e quella volta aveva risposto. Glielo doveva, in fondo. E in quel momento era felice, davvero felice, per Laura, per Leo e anche per non essere incinta. Sì, crescere un figlio sarebbe stato bellissimo (e non soltanto un dovere di donna, come riteneva sua madre) ma non adesso, non con un ragazzo che forse non amava. E c’era voluta Francesca per farglielo ammettere, Francesca che aveva amato un solo ragazzo ed era morto.
Lei, invece, era stata fortunata, perché il cuore gliel’avevano fatto battere in due. O in tre? si chiese, mentre le luci dell’aeroporto comparivano all’orizzonte e il suo cuore iniziava a trepidare.
Era tutto il giorno che batteva a ritmo sostenuto e forse, prima della fine di quell’interminabile giornata in cui aveva avuto ben due belle notizie, le sarebbe scoppiato. Aveva fatto bene a parlare con Daniel e anche se le aveva urlato contro per essere scomparsa, alla fine si era calmato, lieto che Laura si fosse ripresa.
«Prenditi tutto il tempo che vuoi! E saluta Leo e gli altri», le aveva detto con quel tono pacato che aveva accresciuto i suoi sensi di colpa. Possibile che non riuscisse mai ad arrabbiarsi con lei? Che non vedesse che era soltanto una bimbetta confusa che saltava da un sogno all’altro senza capire per quale valesse la pena lottare?
Fu Francesca, di nuovo, a risponderle. «È innamorato.»
Belle parole, che forse un giorno avrebbe capito. Al momento aveva troppi pensieri in testa e parcheggiare una Focus guidata a malapena tre volte in uno spazio infimo, con troppi pensieri, poteva essere catastrofico e non avrebbe voluto aggiungere il costo delle riparazioni ai soldi che doveva restituire a suo padre e che, di certo, Mirko gli avrebbe ricordato ogni giorno, calcolatrice alla mano e tasso di interessi indicizzato. Mise via i pensieri e entrò nell’aeroporto di Pisa.
Il monitor indicava che il volo da Charles De Gaulle era atterrato da venti minuti e lei, come al solito, era in ritardo. Spostò lo sguardo sui passeggeri in sala arrivi, incrociando quello di un giovane dagli occhi azzurri e dai corti capelli castani che la stava aspettando, e le sembrò che il tempo tornasse indietro, che fosse ancora maggio e loro in cima alla Pania di Corfino, a rotolarsi tra l’erba all’ombra della croce di legno.
Sorrise, prima di corrergli incontro e baciarlo. Lui fece altrettanto, stringendola a sé, e tutto il resto sembrò scomparire, lasciandola sola con lui, Nicholas Ardito, l’affascinante italo-americano con cui aveva perso la verginità mesi addietro.

1 commento:

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