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3 maggio 2016

Focus On #3 - Le parole del vento del silenzio - I temi

 
Buon pomeriggio vi ricordate di questa rubrica a disposizione degli autori per parlare della propria opera? No? Allora è il momento di rinfrescarsi la memoria... tutte le info su FocusOn sono qui, se volete aderire fatevi sotto.

Ora approfondiamo l'opera: Le parole del vento del silenzio di Manu Luce.




Disponibile dal 27 maggio su amazon.
Era come il suono del vento. Leggero, delicato, un fruscio. Le carezzava la pelle pallida, come un solletico invisibile. Non era facile farci caso con la televisione accesa o se qualcuno vicino urlava, ma lei non era mai stata una bambina a cui piaceva ridere a voce alta ed era riuscita a sentirlo. Dapprima piano, poi più forte, come una voce. E allora aveva capito: il vento era più simile a un respiro. A un sospiro nel silenzio.

Non è una storia di fantasmi,
ma la storia diversa
di una bambina diversa.


 Quando tutto ebbe inizio, Lally aveva quattro anni. In verità, l'inizio ebbe inizio prima di questo inizio, e anche allora il silenzio aveva un suono diverso, ma voglio raccontarvi di lei, perché Lally era speciale. Anche se forse non sapeva quanto.”

Sapete, i bambini vivono il mondo con occhi diversi rispetto agli adulti perché loro, al contrario, non hanno filtri; o meglio non ancora. Un adulto è un composto di esperienze positive e negative che lo hanno cresciuto; per un bambino invece è un continuo esplorare, è tutto una prima volta in ogni cosa e ciò che lo coinvolge nei primi anni di età lo renderanno l'adulto di domani. Se il bambino ha intenzione di crescere, naturalmente, perché crescere significa anche cambiare, e cambiare può comportare il dimenticare o, più semplicemente, diventare una persona diversa, e non tutti sono disposti a farlo. 

La protagonista de Le parole del vento del silenzio è una bambina fra quelle che non sono disposte a crescere. Ha appena quattro anni all'inizio del racconto ed è piccola, veramente, una di quelle bimbe fini e gracili, calme, silenziose, che poco e ti dimentichi di averle accanto. La sua voce bassa si lasciava sopraffare da quella molto più vivace degli altri bambini e allora Lally si isolava da loro. Gli altri bambini non giocavano con lei e lei non giocava con loro, così prendeva un bambolotto e si metteva sotto una finestra della classe a giocare da sola. Ma in realtà Lally non era sola.
Il fatto di poter vedere e sentire e toccare persone che nessun altro poteva non era mai stato un problema per lei. Era come respirare: un processo naturale. Al contrario, per gli adulti come i suoi genitori era un qualcosa da temere e da allontanare: gli amici immaginari dovevano sparire dalla sua vita e per farlo doveva crescere, ma non accadeva a quattro, né a sette, né a nove e a dodici anni. Gli anni passavano ma Lally era ancora Lally più che mai.
Cosa c'era di tanto sbagliato in quello che era che tutti volevano diventasse una persona diversa?”

Il crescere spaventava Lally perché secondo lei la allontanava da quella che ormai aveva imparato a ritenere la sua seconda famiglia, quelle persone che nessun altro diceva di percepire. Lally sapeva di essere diversa ma non lo aveva mai considerato sbagliato, anche se i suoi genitori avevano provato spesso a metterle in testa quell'idea.
Il diverso spaventa e l'omologazione al contrario rassicura; è ciò che fa pensare alle persone di appartenere a una categoria, a una comunità, a un branco. L'essere se stessi è bene fino a quando non si superano alcuni confini invisibili che per i più sono ciò che separa la normalità dall'anormalità. Ma in fondo cos'è la normalità? È davvero sbagliato non essere normali?

In un contesto paranormale, Le parole del vento del silenzio segue Lally nella sua crescita e nella sua conoscenza di sé e di coloro che le stanno attorno, parlando della diversità, della normalità e dell'importanza di essere se stessi anche a discapito di qualcosa a cui teniamo, alla ricerca del nostro posto nel mondo.

2 commenti:

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