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28 dicembre 2015

INTERVISTA - Alberto Büchi e L'eroe delle terre morenti

Salve peccatori, oggi abbiamo nel nostro salottino di ciarle con l'autore: Alberto Büchi e L'eroe delle terre morenti.

Alberto Büchi nasce a Milano nel 1978 e si laurea in Economia e Commercio nel 2002. Dopo pochi mesi si trasferisce a Londra per frequentare la New York Film Academy. In Inghilterra impara le tecniche narrative cinematografiche e soprattutto il mestiere di filmmaker, che svolge con entusiasmo fino al 2012. Parallela e costante è la passione per la scrittura, preferendo in particolar modo il genere fantastico e horror, a cui appartiene il racconto Eleonora, che nel 2013 vince il concorso bandito dal sito www.TheFear.it. Nello stesso anno, pubblica on line alcune recensioni di romanzi dello stesso genere e comincia a scrivere Fuoco Fatuo, con il supporto degli editor Enrico Valenzi e Paolo Restuccia, direttori della Scuola di scrittura Omero. È in corso di pubblicazione la versione inglese del romanzo L’eroe delle terre morenti, dal titolo Frontier Wanderer, edita dalla casa editrice americana Caliburn Press/Siento Sordida.



Benvenuto su Peccati di Penna, Alberto Büchi .
Grazie a voi per l’invito. È sempre piacevole parlare di storie.


Alberto, quando hai scoperto la passione per la scrittura? Qual è stato il tuo primo testo?
I primi racconti li ho scritti durante l’adolescenza. Questo periodo è stato per me molto particolare. Posso dire di esser stato uno di quei ragazzi “con la testa fra le nuvole”. Dylan Dog era la mia lettura preferita e ricordo pomeriggi interi passati in biblioteca a ricercare, con pochissimo criterio, testi di parapsicologia e storie del terrore. Trascuravo gli studi e arrivai persino ad autosuggestionarmi talmente tanto da perdere il sonno e ad aver nuovamente paura del buio. Alla fine fui costretto a tornare alla realtà. Un ringraziamento particolare lo devo al… chiamiamolo pragmatismo di Conan Doyle e di Sherlock Holmes. Si trattava comunque di brevi storielle grazie alle quali assecondavo i miei ormoni giovanili. Non aggiungo altro.
Detto ciò, considero ‘l’Esorcista’ di W. P. Blatty un capolavoro, così come il film. Di sicuro questa storia ha influenzato la mia crescita molto di più che la filosofia studiata al liceo. Ma quest’ultima frase la scrivo ‘sottovoce’.
Il primo vero amore in realtà è stato il cinema per cui ho sempre scritto, e poi realizzato, sceneggiature per cortometraggi, ovviamente di genere horror o paranormale. Il primo vero romanzo però, dal titolo ‘L’Angelo Trafitto’, l’ho scritto solo nel 2006. Si tratta di una storia particolarmente cruda su sette sataniche, lavaggio del cervello e interferenze soprannaturali. Sarebbe un sogno toglierlo dal cassetto e un giorno vederlo pubblicato. Si chiuderebbe un cerchio.

Quale genere letterario ti è più affine? Quale, invece, non riesci a leggere e/o a scrivere?
Il genere horror è quello che prediligo ma anche il fantasy mi ha aiutato ad evadere dalla realtà e a trovare molta ispirazione. Impossibile non citare Tolkien oppure M. Zimmer Bradley (tanto le storie fantastiche quanto quelle sovrannaturali) ma anche Poul Anderson, Mervyn Peake con la trilogia di Gormenghast, H. P. Lovecraft, Clark Ashton Smith e molti altri. Difficile scriverli tutti e darne un ordine. Credo comunque di aver reso l’idea sul genere a me più affine.
Vorrei anche aggiungere che sono nato il 2 novembre, il giorno dei morti. Da piccolo il mio soprannome era ‘lo zombino’. Non mi dilungo sulla cultura zombie che ormai dovrebbero insegnare nelle scuole e di cui tutti conoscono titoli, autori e così via.
Forse è per questo che sono realmente convinto che presto o tardi saremo travolti da un’ Apocalisse Zombie.
Mi riesce invece difficile da leggere (ma mi capita lo stesso di farlo) tutto ciò che è socialmente impegnato o politicamente troppo schierato. Inutile dire che odio il politicamente corretto e il buonismo.
Amo la fantasia più sfrenata, il coraggio, le avanguardie e di conseguenza la letteratura e il cinema di evasione.
Infine, spesso mi sono cimentato nella letteratura per ragazzi… con risultati catastrofici. Le storie risultavano troppo cupe, troppo macabre e sanguinolente.

Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione? Cosa pensi del Self-Publishing?
Il mio percorso è stato piuttosto singolare.
Dopo dieci anni di scrittura, sette romanzi conclusi e nessun editore disposto a pubblicarmi, ho deciso di ‘rilanciare’, di investire ancor di più su me stesso. Dopo un lavoro molto interessante come ghost writer ho utilizzato i soldi guadagnati per tradurre in inglese uno dei miei libri. Non scelsi il mio romanzo migliore, il più originale, il più cattivo bensì il più corto: non potevo permettermi di far tradurre troppe pagine. Impiegai un po’ di tempo a trovare il professionista giusto ma alla fine ho incontrato Sarah Silver, titolare dell’agenzia Bastian Contrarian. Sarah era disposta ad aiutarmi ma soprattutto condivideva con me la passione per le storie di genere. Abbiamo impiegato circa sei mesi e ci incontravamo su skype per discutere dei passaggi più delicati.
Finita la traduzione ho spedito a tappeto (con l’aiuto della mia ragazza) il manoscritto e… in un solo mese sono stato ricontattato da una casa editrice americana, la Caliburn Press/Siento Sordida. Il libro ora è pubblicato con il titolo ‘Frontier Wanderer’.
Un anno dopo la firma del contratto americano, L’Eroe delle Terre Morenti ha trovato la pubblicazione anche in Italia grazie alla Nero Press.
Per quanto riguarda il Self Publishing condivido l’opinione di molti. Credo che sia un modo democratico per far scegliere al pubblico cosa leggere. Allo stesso tempo però presenta dei rischi, perché le case editrici garantiscono, nella stragrande maggioranza dei casi, un filtro, un certo livello di qualità. In Italia però, considerata la poca propensione a rischiare, potrebbe diventare una strada quasi obbligata per gli esordienti.

In che modo sei venuto a conoscenza di Nero Press Edizioni? Cosa puoi dirci della tua esperienza con questo editore?
Beh… chi ama l’horror o il fantasy di qualità non può non conoscere la Nero Press, così come molte altre case editrici indipendenti che lavorano con serietà e passione.
Di loro posso dire che, passatemi il modo di dire, ‘hanno le palle’.
Non voglio parlare di censura ma in principio temevo che alcune scene particolarmente forti, ma importanti, de ‘L’Eroe delle Terre Morenti’ mi venissero tagliate in fase di editing. Questo non solo non è avvenuto ma non ho nemmeno percepito alcuna incertezza o dubbio. Immagino sia ciò che ogni scrittore sogna. Non posso che ringraziare Daniele Picciuti per la sensibilità, e posso assicurare che di solito sono molto parco di complimenti.

Dove nasce l’idea di L'eroe delle terre morenti? Cosa ti ha ispirato?
Io amo la Norvegia, la sua cultura, il paesaggio e la gente. Ho molti amici ad Oslo e ho persino studiato la lingua. Le saghe nordiche ormai fanno parte di me. Volendo citare però qualcosa di più preciso e moderno, devo dire che la saga del principe rapito dello scrittore Paul Edwin Zimmer è stata fondamentale, così come il film Valhalla Rising del talentuoso regista Nicolas Winding Refn.
Ho trovato le opere di Cormac McCarthy, infine, folgoranti.
Il protagonista del libro, Hansio, nasce dalla mia passione per le personalità indefinibili, al limite, e in questo caso possiamo quasi dire nichiliste. 
Inoltre, l’elemento del mostro implacabile simil-zombie non può mai mancare.


 Hansio è l’ultimo Eroe delle Terre Morenti. Il suo è un mondo destinato a morire, dove il sole si sta spegnendo e la Frontiera rappresenta il limite tra la vita e la morte. Al di là, nelle Terre Infestate, prolificano creature bramose di carne umana che avanzano inesorabilmente verso i villaggi rimasti abitati. La Frontiera arretra anno dopo anno. Hansio un tempo apparteneva alla Resistenza, credeva negli dei e nella parola dei Sommi Hastur, i sacerdoti-maghi che parlano con gli e professano la sacralità della vita, l’esistenza dell’anima e aspirano al Grande Esodo verso un nuovo mondo. Quando, però, la guerra gli strappa sua moglie, la mente di Hansio vacilla ed egli rinnega tutto ciò in cui credeva, prendendo a vagare sulla Frontiera in cerca di vendetta. Ma gli Hastur hanno un’ultima missione per lui: salvare una bambina prigioniera in un villaggio molte leghe oltre la Frontiera. Una bambina molto importante per la realizzazione dell’Arca e per il Grande Esodo. Una bambina che, scoprirà Hansio, è molto più di quello che sembra.

Quanto c’è di personale in questo testo?
Indubbiamente c’è molto. Quando scrissi questo romanzo, mi trovavo in una fase in cui non sentivo di aver potere su ciò che mi accadeva. Non che ora abbia cambiato opinione, però credo che prima si accetti questo aspetto reale della vita prima si riesca a ‘sopravvivere’.
Questo vale soprattutto per ‘sopravvivere’ all’imminente Apocalisse Zombie.

Hai condotto delle ricerche particolari per scrivere L'eroe delle terre morenti?
No, non proprio. Per l’Eroe delle Terre Morenti, no. Per altri sì, e trovo la ricerca una parte interessante e creativa della scrittura.
La miglior ricerca spesso viene dalla passione che ti porta a leggere e assimilare le storie che ami.

Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?
Sì, continuamente. Però secondo me il blocco dello scrittore come viene inteso comunemente non esiste.
Esiste invece la depressione (la malattia, non il pessimismo cosmico), la stanchezza, la mancanza di stimoli. Esistono i momenti difficili della vita.
Basta essere consapevoli del problema. Molte volte è sufficiente riposarsi o distrarsi. Dieci minuti, un giorno, una settimana, un mese… e poi riprendere.
A volte invece è sufficiente essere metodici, abitudinari oppure forzarsi un po’ e scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, anche una pagina, anche solo dieci righe che sarai certo di buttare. Questo aiuta molto.

Cosa vuoi comunicare con il tuo L'eroe delle terre morenti?
Credo che il messaggio sia semplice. Combattere. Con le armi che abbiamo a disposizione, anche se non sono sufficienti. Mai arrendersi senza aver combattuto.
Se poi alla fine usciamo sconfitti dalla battaglia, questo fa parte della vita e molte volte l’intelligenza risiede anche nel saper accettare le sconfitte. E imparare da esse. Non è detto che una sconfitta sia una fine. Magari è un nuovo inizio.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Ora sto lavorando ad un romanzo post apocalittico. È un’ambientazione che mi ha sempre affascinato.
Sto anche cercando un disegnatore per far diventare l’Eroe delle Terre Morenti una graphic novel.
Anzi, invito chiunque abbia apprezzato la mia storia a ‘battere un colpo’ durante una delle mie mille sedute spiritiche.

Grazie a Alberto Büchi  per averci dedicato il suo tempo. In bocca al lupo e buona scrittura!



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