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7 novembre 2015

In un libro #6 I Dissidenti di Sara Zelda Mazzini (Distopico)

"In un libro" è una rubrica che consente agli autori di presentare la propria opera tramite estratti accompagnati da immagini e al lettore di saggiare lo stile e il testo dello scrittore.

Gli autori interessati mi contattino scrivendo a peccatidipenna @ gmail.com (senza spazi) indicando come oggetto la rubrica "In un libro": occorrono cover, trama (In breve), 5 estatti/citazioni e 5 immagini prive di scritte. Per un bel post si consiglia di inviare immagini dello stesso formato e che seguano lo stesso orientamento (orizzontale, che consiglio; o verticale). I libri devono essere self o editi da case editrici non a pagamento (NOEAP).

Pronti all'avventura? Partiamo con le immagini e gli estratti di I Dissidenti

In un presente parallelo il mondo che conosciamo è agitato da una guerra tanto invisibile quanto spietata. Madena, detta Mad, è una giovane donna che vive sospesa tra la ricerca di risposte a continue e pressanti domande e i bisogni di una famiglia ingombrante, composta dalla madre, la zia e il fratellino di sei anni. È un’era di anticonformismo a tutti i costi, in cui il nemico da combattere si identifica inevitabilmente con una comunità di individui ordinari che vive secondo valori tradizionali come il lavoro manuale, e rifiutando la celebrità. La ricerca di Mad la condurrà tra le rovine di un vecchio manicomio, da cui i Dissidenti si oppongono allo spirito del tempo con le loro stesse vite. Ma il destino ha già installato in questo luogo anche un oscuro personaggio, e l’inevitabile approfondirsi del rapporto con Mad farà emergere incubi ancestrali dal fondo della loro coscienza, portando alla luce un antico mistero.



Ora, a questo punto della storia, sono già accadute un sacco di altre cose – solo, per qualche motivo, non vengono ritenute importanti. Per esempio, io non li ho sempre avuti, questi capelli rossi. Ho sempre avuto questi capelli, si capisce, ma non sono sempre stati rossi. Non è così che sono nata. È stata mia madre che ha iniziato a colorarmeli, quando avevo sette anni, e poi ho continuato a farlo io, poiché ormai non riuscivo più a vedermi in nessun altro modo. Diceva mia madre che il rosso è un richiamo sessuale naturale e che mi avrebbe facilitato la vita. Le ho creduto, poiché è questo che si suppone che faccia un bambino.


«Ricostruire non è mai stato un problema per noi. Chi è rimasto ancorato all’ideale punk degli anni Settanta interpreta ancora il mondo e la vita in termini di demolizione — "distruggi il sistema" e cose del genere. Cose che andavano bene un bel po' di anni fa. Ma i tempi sono cambiati, anche per effetto di quella stessa rivoluzione, e i mezzi di rivolta che erano efficaci allora non hanno più alcun senso in un contesto diverso. Quello che la maggior parte dei ribelli non capisce è che, a forza di distruggere, non è rimasto niente. Per questo, non avendo più niente da abbattere, ci siamo ritrovati a demolire noi stessi.»


 : E poi c’è lei. Tu non la conosci, ma siete legate da un fatto di sangue. L’hai vista, una volta, sebbene tu non riesca a ricordare di averla neppure sentita parlare. Forse hai visto una sua fotografia. Forse hai guardato a quella fotografia così a lungo, e così forte, che il suo volto ti è ormai familiare. Non vorresti che lo fosse. Di lei non sai niente, solo che ha un nome suggestivo, che suona come Devota, e che una sua mossa imprevista sulla scacchiera potrà invalidare la tua strategia. Non puoi seguirla, puoi solo immaginarla, mentre si aggira per le strade avvolta in una nebbia che la rende invisibile agli occhi del mondo. Ma lei segue te, sempre, per quanto non se ne accorga. E, se potesse capirlo, non lo vorrebbe.


 : Ora so perché la chiamano la stanza tedesca. Le pareti, annaffiate in arancione solamente per metà, germogliano graffiti e da un florilegio di impressioni angeliche e primaverili, a forma di ruote di un carro e di battiti di ciglia, e altre demoniache, grondanti in se stesse come scatole ricolme di tempesta, scaturisce un epitaffio nella veste di grandi lettere nere dalla grafia allungata e parzialmente rovesciata. “Mal bin ich hier, mal bin ich dort, dann bin ich fort.”
«È tedesco» mi ha confermato Loki quando, stanotte, si è chiuso la porta alle spalle e la luce notturna ha ingoiato i colori del mondo per restituirli in sospiri di azzurro. «Credo che venga da una filastrocca, o forse è una canzone. Significa: ora sono qua, ora sono là...»
«E poi?»
«E poi non ci sono più.»
Carino, non è vero? mi avrebbe detto dopo. Per un posto come questo.


«Vorrei che sapessi qual è la mia canzone preferita. Quale il film. Quale il colore. Vorrei che ti piacesse essere me. Vorrei che mi lasciassi essere te. Vorrei essere viva per te, o non sarò mai esistita.»

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6 commenti:

  1. Wow...mi intriga molto questo libro... Bella questa rubrica ci ho fatto caso solo ora :-( Adesso la seguirò sempre promesso ehehe

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  2. Ho letto e amato questo libro. Sara Zelda Mazzini è sicuramente una scrittrice talentuosa :)

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    Risposte
    1. Mi fa piacere :) i distopici mi intrigano da un po'.

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  3. Molto belle le citazioni, soprattutto l'ultima. E molto interessante la rubrica che anch'io, come il Gatto Libraio, ho "ignorato" fino ad oggi :)

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