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31 ottobre 2015

In un libro #5 Eleinda di Valentina Bellettini (Fantasy)

"In un libro" è una rubrica che consente agli autori di presentare la propria opera tramite estratti accompagnati da immagini e al lettore di saggiare lo stile e il testo dello scrittore.
Pronti a questo viaggio?

Gli autori interessati mi contattino scrivendo a peccatidipenna @ gmail.com (senza spazi) indicando come oggetto la rubrica "In un libro": occorrono cover, trama (In breve), 5 estatti/citazioni e 5 immagini prive di scritte. Per un bel post si consiglia di inviare immagini dello stesso formato e che seguano lo stesso orientamento (orizzontale, che consiglio; o verticale). I libri devono essere self o editi da case editrici non a pagamento (NOEAP).

Vi lascio tra le pagine di Eleinda – Una leggenda dal futuro di Valentina Bellettini (Nulla Die).

In un futuro non molto lontano, uno scienziato a capo della European Technology utilizza le tecniche di clonazione fino a riprodurre il DNA di una creatura leggendaria. L’esperimento è un segreto dell’azienda, ma per una serie di eventi finisce nelle mani dell’universitaria Eleonora Giusti, già contraria agli animali creati dalla E.T. destinati alla vendita. Quando Eleonora incontra la creatura, però, percepisce che c’è qualcosa di particolare in lei, una forza misteriosa che arriva addirittura a proteggerla durante una visita alla E.T, decisa a riprendersi l’esemplare con qualsiasi mezzo. 
È l’inizio di un viaggio tra leggende e fatti reali, tra ideali e progresso, tra la Natura e l’uomo che dimentica di farne parte, verso la libertà, la verità, e la riscoperta di sé.
Perché il potere più grande dell’uomo è amare.
Anche una creatura diversa dall’uomo.




A un tratto lui ricambiò lo sguardo e la fissò, come se la stesse studiando. Poi, i suoi occhi acquistarono una strana sicurezza.
Sei tu.
E di colpo, tutto cambiò.
Fu come se il cuore le fosse uscito prepotentemente dal petto; era come se quel blu magnetico avesse attirato l’anima della ragazza, ora sospesa a galleggiare tra i loro due corpi.
[…]
Si guardavano dolcemente, e un po’ alla volta, le pagliuzze verdi degli occhi della ragazza si mescolavano agli occhi blu del cucciolo, come se un pittore stesse prelevando da una semplice tavolozza per intingere un’opera d’arte già ricca e maestosa; il pittore aveva unito i due esseri con un legame invisibile.

"Lui si diede una scrollata e strofinò affettuosamente il capo contro la nuda pelle di chi l’aveva protetto: al tocco, la ragazza ebbe un fremito; incredibilmente, il mento e il collo si macchiavano dello stesso colore della creatura.
Eleonora riuscì a vedere il mutamento del suo corpo grazie a uno specchio che aveva di fronte: «La tua pelle, sulla mia, provoca uno strano effetto; non l’avevo notato prima.» Dunque accarezzò il cucciolo con il palmo della mano, percorse i lineamenti della testolina, e gli avvolse teneramente il muso, mentre con il pollice accarezzò la piccola mascella; lui sembrava gradire, dato che teneva gli occhi socchiusi ed emetteva un verso gutturale simile alle fusa del gatto, anche se meno mieloso. Come visto riflesso sullo specchio, la pelle bianca della ragazza diventava indaco laddove c’era il contatto, e l’effetto scompariva appena si staccava."

“Sono parte di te”, pensava, e mentre sognava di tenere quella creatura tutta per sé, lui volò via, quasi a insegnarle qualcosa, in un distacco che la fece sentire improvvisamente sola.
Solitudine. Fosse anche solo per un attimo, senza di lui tutto ciò che la circondava — il resto — diventava superfluo. Con lui si sentiva come in una casa, che sebbene sconosciuta, era capace di creare sensazioni da considerarla come tale; poteva girovagare con disinvoltura, ma se lui se ne andava, diventava notte fuori e dentro; era come se si spegnessero bruscamente le luci. Silenzio. Nulla. Poi Indaco tornava, e con lui, la sicurezza. Era con lui che la neve era bianca, era con lui che il terreno era soffice. Era con lui che fuori era freddo, eppure dentro, nella parte sinistra del petto, era più caldo delle giornate estive.
E cos’erano quelle risate?
Forse perché udiva solamente la propria voce, comunque le sembrava di non essersi mai lasciata andare a delle note così acute. Erano davvero possibili? Erano davvero le sue?
Per risposta, rise ancora.
Ridere per ogni sciocchezza. Così, senza un perché.
O forse c’era un motivo; era solamente difficile da definire.
Era un gioco che sapeva di corteggiamento.
Semplicemente, amore.
Un amore surreale, incomprensibile e paradossale, ma in fondo, non sono proprio questi gli aggettivi che appartengono a questo sentimento?
Una ragazza e un drago.
Occhi verdi e occhi blu.
Corpo bianco e freddo, corpo indaco e caldo.
Due, ma una cosa sola.

"Io non faccio parte della natura. Il drago è una creatura che vive in armonia con tutti gli esseri viventi, dagli animali alle piante. Il cielo lo accoglie quando è in volo, la terra lo sorregge quando cammina. L'essenza della natura lo accompagna in ogni istante, lo osserva con rispettoso silenzio agendo quasi di conseguenza ai suoi movimenti. Io invece sono uno scherzo, il disonore della mia stirpe. Non so nemmeno fare tutte quelle cose che, attraverso i ricordi, ho visto fare loro. Cosa ci faccio qui, in questo secolo? Io non dovrei nemmeno esistere, sono solo il capriccio di uno scienziato pazzo."

"[...] stava nascendo qualcosa di nuovo nella natura dei draghi, perché lui si sentiva dipendere da Eleonora. Aveva perso la propria libertà.
«Ma la libertà, e anche poter scegliere di essere diverso», si rispose.
«Perché, Indaco, non volevi legarti a me? Non capisco...»
«Lo hai letto nelle leggende: noi siamo creature solitarie, non abbiamo bisogno di compagnia e non dobbiamo niente a nessuno. Per questo siamo liberi.»
«Beh, se vuoi rinchiuderti in una tana, fai pure.» Scherzò. «Puoi rapirmi, come nelle favole! E se mi rinchiudessi in una torre con te, io sarei felice; non m’importerebbe niente del principe!»
La cosa fece divertire il drago: «La principessa non vuole essere salvata?»
«Ho già il mio eroe.»"
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