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10 ottobre 2015

In un libro #3 Un amore firmato Louboutin di Giulia Rizzi (Romance)

"In un libro" è una rubrica che consente agli autori di presentare la propria opera tramite estratti accompagnati da immagini e al lettore di saggiare lo stile e il testo dello scrittore.
Pronti a questo viaggio?
Gli autori interessati mi contattino scrivendo a peccatidipenna @ gmail.com (senza spazi) indicando come oggetto la rubrica "In un libro": occorrono cover, trama (In breve), 5 estatti/citazioni e 5 immagini prive di scritte. Per un bel post si consiglia di inviare immagini dello stesso formato e che seguano lo stesso orientamento (orizzontale, che consiglio; o verticale). I libri devono essere self o editi da case editrici non a pagamento (NOEAP).
Vi lascio tra le pagine di  Un amore firmato Louboutin di Giulia Rizzi, conoscete alcuni dei volti che caratterizzano questo romanzo rosa frizzante e romantico.
 
Rebecca Losi è la pecora nera della famiglia. A trent'anni suonati vive ancora a Verona, nell'appartamento che condivide con Alessandra e Fabrizia dai tempi dell'università, e si barcamena fra un lavoro poco redditizio e la passione per la scrittura. Nonostante le pressioni delle invadenti zie, non ha nessuna intenzione di sposarsi e “mettere la testa a posto”, come hanno fatto i suoi fratelli maggiori. Al contrario, lei è una donna indipendente e non ha alcun bisogno di un uomo, soprattutto ora che l'idea di pubblicare il suo romanzo d'avventura si fa sempre più concreta. Rebecca è talmente convinta delle proprie idee che è pronta a dichiararle alla trasmissione televisiva alla quale è stata invitata, per presentare il suo Lit-blog “Lib(e)raMente”. Ha tutto sotto controllo, ma il destino decide di metterla alla prova, facendo finire le sue Louboutin, dalla suola rossa fiammante, dritte nelle mani di Leonardo Davies. Per fortuna Reby è una tipa tosta, praticamente immune allo sguardo magnetico e al sorriso disarmante del bel modello inglese...oppure no?


«E tu? Come mai una bella ragazza come te non è fidanzata?» Rincara la dose con la sua vocina mielosa. Giurerei che l'angelica presentatrice non stia passando per puro caso il pollice lungo l'anello da tremila carati, che appesantisce il suo anulare.
«Mi ricordi mia nonna.» Confesso dolcemente, incrociando i piedi, che calzano un paio di anonime décolleté procurate da una delle costumiste. «Per questa frase intendo.» Mi schernisco come avessi fatto una gaffe. Gli altri ospiti ridono e anche lei abbozza una smorfia. «Non sono contraria all'idea di avere una persona speciale nella mia vita. Se qualcuno mi conquisterà ne sarò felice, ma al momento non ne sento la necessità.» Faccio spallucce, per sottolineare la semplicità della questione.


«Ciao, Rebecca?» L’accento inglese dall’altro capo della linea mi colpisce come una stilettata al cuore. Questa è la mattina degli choc emotivi. «Mi senti? Sono Leo.»
«Leo?» Chiedo come un'oca, giusto per guadagnare tempo e capire se si tratta di uno scherzo.
«Sì, Leonardo. Ti ricordi di me? Quello della contra- offerta.» Ride.
«Sì, Leonardo. Ti ricordi di me? Quello della contra- offerta.» Ride. Se mi ricordo di te? Non potrei ricordarmi meglio nemmeno di mia madre. «Certo. Certo che mi ricordo.» Balbetto. “Come se fossi qui, davanti a me. In mutande.” Penso,      continuando      a      fissare      il     cartellone pubblicitario a tutta vetrina, dal quale il bel Davies fa l’occhiolino ai passanti.: Se mi ricordo di te? Non potrei ricordarmi meglio nemmeno di mia madre.
«Certo. Certo che mi ricordo.» Balbetto.
“Come se fossi qui, davanti a me. In mutande.” Penso, continuando a fissare il cartellone pubblicitario a tutta vetrina, dal quale il bel Davies fa l’occhiolino ai passanti.


«Senti chi parla!» Fabrizia sbotta stizzita mentre mi domando dove voglia andare a parare. «Pensa alla cantonata che prenderai tu, quando Leonardo Davies se ne andrà per i fatti suoi e tu resterai chiusa nella tua stanza ad aspettare una sua chiamata, come hai fatto in questi ultimi giorni.»: «Senti chi parla!» Fabrizia sbotta stizzita mentre mi domando dove voglia andare a parare. «Pensa alla cantonata che prenderai tu, quando Leonardo Davies se ne andrà per i fatti suoi e tu resterai chiusa nella tua stanza ad aspettare una sua chiamata, come hai fatto in questi ultimi giorni.» [...] «Non fai altro che ripetere a tutti che puoi benissimo vivere senza un uomo» ricomincia parlando con tanta foga da lasciarsi scappare invisibili gocce di saliva «ma appena ti capita l'occasione di accaparrarti un partito d'oro ti comporti come un'adolescente. Di tutti i ragazzi con cui sei uscita non te ne andava bene uno, ma lui immagino faccia la differenza. Sei così impegnata a pensare ai tuoi drammi da non accorgerti nemmeno di Andrea o...» 


"Rebecca, frena!" Continuo a ripetermelo come un mantra, ma il mio cuore batte troppo forte e sento che ormai sono a dir poco cotta. Certo lui non facilita le cose se, mentre parla, continua ad accarezzarmi i piedi, che, grazie al cielo, sono dignitosamente curati. Lo guardo attentamente, studiandone ogni dettaglio: le piccole rughe d'espressione che segnano gli occhi quando ride, le fossette, il naso un po' pronunciato che rende il suo profilo ancora più affascinante.




Quasi tuffo la testa fra cartacce  e  altre  schifezze,  alle  quali  non  riuscirei  a fare caso nemmeno se volessi, e fisso la copertina. Un'ondata di nausea  mi  invade, mentre  la vocina nella mia testa sussurra: “Te l'avevo detto”. Il titolo spicca con una bella frase ad effetto: “La città dell'amore colpisce ancora. Leonardo e Talita innamorati a Verona?”. La mia salute mentale è retta in equilibrio su quel misero punto interrogativo, ma le  foto  sono  un pugno nello stomaco.: Quasi tuffo la testa fra cartacce e altre schifezze, alle quali non riuscirei a fare caso nemmeno se volessi, e fisso la copertina. Un'ondata di nausea mi invade, mentre la vocina nella mia testa sussurra: “Te l'avevo detto”. Il titolo spicca con una bella frase ad effetto: “La città dell'amore colpisce ancora. Leonardo e Talita innamorati a Verona?”. La mia salute mentale è retta in equilibrio su quel misero punto interrogativo, ma le foto sono un pugno nello stomaco. […] Eccoli lì, a New York. Lei, con un'improbabile maglietta a righe verticali che, con mio disappunto, non la fa sembrare il codice a barre di una botte, come invece accadrebbe a tre quarti della popolazione femminile. Per non parlare dei suoi short, più striminziti delle...
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