14 maggio 2014

INTERVISTA - Angela P. Fassio

Oggi scopriremo qualcosa su Angela P. Fassio.

Angela Pesce Fassio è nata ad Asti, dove risiede ormai da parecchi anni dopo un lungo periodo vissuto nella residenza di campagna. 
Ricercatrice storica, cultrice di Filosofie Orientali, ama leggere ogni genere di narrativa, ma anche saggi di Storia. 
Dipinge, disegna e apprezza la buona musica. 
La sua grande passione sono i cavalli, che infatti sono spesso ritratti nei quadri che ornano le pareti della sua casa. 
E poi c’è Sophie, la gattona che divide la sua vita da ormai quindici anni, in competizione col marito che la divide da molto più tempo.





Quando hai deciso di diventare scrittrice? Come hai scelto di intraprendere questa strada?

La risposta può sembrare scontata, ma mi è sempre piaciuto scrivere. Fin da bambina, che io ricordi, amavo raccontare storie. La decisione di farne una professione è arrivata molto più tardi, a seguito dei primi successi riscossi con la collaborazione a riviste amatoriali. Il passo successivo – e più difficile – è stato trovare un Editore che mi pubblicasse. Posso dire che la strada era lì, davanti a me, e mi è venuto naturale intraprenderla. Mi piace pensare che facesse parte del mio karma.

Quale genere letterario preferisci leggere e scrivere? Ne esiste uno con cui proprio non riesci a stabilire un feeling?

Riguardo alle letture tendo a essere onnivora. Leggo praticamente di tutto, anche se prediligo i grandi romanzi storici e i classici, quegli intramontabili che non mi stanco mai di rileggere e che hanno lasciato un segno indelebile nella letteratura. Poi amo la saggistica, specie se tratta di Storia, perché il passato mi affascina ed è una continua fonte d’ispirazione per scrivere il genere per cui mi sento più portata: il romanzo storico. Il Medioevo è in assoluto il periodo che preferisco e nell’ambito del quale mi sento più a mio agio. Ma sono attratta anche da epoche più lontane come l’antica Grecia o l’Impero Romano. Spingendomi verso Oriente, direi che il Giappone dei samurai e dei ninja esercita su di me un grande potere di suggestione.
Con quale genere non sono compatibile? È una domanda pericolosa e mi appello alla facoltà di non rispondere. Potrei farmi dei nemici.

Hai pubblicato diversi libri, ma non tutti recano il tuo nome, uno di questi è proprio “La Croce di Bisanzio” edito prima dalla Nord e poi rinato in self publishing di recente. Come mai la scelta di pseudonimi? Come sono nati Morgan Fairy, Alexandra J. Forrest e Emma Seymour?

La scelta di pseudonimi era stata dettata, in prima istanza, dalla volontà di creare distinzione fra i vari generi di narrativa in cui, soprattutto in passato, mi sono cimentata. L’uso degli alias doveva coprire la mia identità in modo che non si facesse confusione con l’autrice di romanzi storici e quella che scriveva Romance, Fantascienza, oppure Fantasy. E quindi Alexandra Forrest, americana, è diventata l’autrice solo ed esclusivamente di Romance, mentre Morgan Fairy , inglese, doveva scrivere solo narrativa fantastica. In realtà è l’alias che ho usato di meno, dato che ho pubblicato solo due della serie di romanzi Fantasy che era stata programmata. “La Croce di Bisanzio” avrei tanto desiderato pubblicarlo col mio nome, ma mi sono dovuta piegare alla volontà dell’editor che ha scelto lo pseudonimo e ha preso altre decisioni su cui non ero d’accordo. L’alternativa era di rinunciare alla pubblicazione di un romanzo nel quale credevo, per scrivere il quale avevo profuso sforzi e impegno… Insomma, qualche volta bisogna accettare dei compromessi. Fa parte di questo lavoro. Però, adesso che il gioco è tornato nelle mie mani, ho finalmente potuto riproporre il romanzo col mio nome e con la nuova, bellissima cover che ha creato Elisabetta Baldan. Quella che avevo sempre sognato e immaginato.

Hai mai raccontato di te e della tua vita nei tuoi romanzi? Quale opera racchiude più delle altre la tua essenza, personalità e biografia?

Niente o quasi della mia vita di ogni giorno. Tanto, tantissimo di me nei miei romanzi. Di me come persona e come donna, perché tutte le protagoniste delle mie storie mi somigliano. Dal punto di vista del carattere, delle passioni, della combattività che mi ha spronata a superare tutte le difficoltà. Le mie eroine sono la versione romanzata di me stessa. Sì, magari un po’ sopra le righe, qualche volta, ma mi riflettono piuttosto fedelmente. Donne forti, determinate. Femmine Alfa. A cui contrappongo maschi Alfa, così il divertimento è assicurato. Scherzo? Sì, forse un pochino.
Dal punto di vista biografico, ma in chiave fortemente romanzata, c’è una sola opera che mi viene in mente. Un Romance pubblicato molti anni fa nel quale raccontavo la storia di una scrittrice alla ricerca del successo e in cui rivedevo me stessa. Lei, però, riusciva a raggiungere la celebrità tanto da arrivare a Hollywood e scrivere la sceneggiatura del film tratto dal suo libro.
Sì, okay, a Hollywood ci sono andata anch’io, ma non per le ragioni di cui sopra.
Si diceva della mia personalità e della mia essenza racchiuse in un’opera più che in altre. Onestamente non saprei quale. Semino entrambe ovunque come il prezzemolo. Mi tradisco di continuo rivelando me stessa attraverso le mie protagoniste. C’è la mia impronta in ogni libro, a partire dal mio viscerale amore per i cavalli, la natura e gli animali in genere. Per l’arte e la bellezza. Ci sono tutte le sfaccettature del mio carattere, anche quelle negative. Sì, lo so, a questo punto dovrei fare una citazione famosa, ma è troppo scontata e la evito.
Ho parlato anche troppo di me stessa. Lasciate che conservi qualche piccolo segreto.

Com’è stato il tuo percorso letterario? L’inizio, il rapporto con gli editori, le difficoltà e le piccole grandi soddisfazioni e tutto ciò che ti ha accompagnato alla pubblicazione?

Tutto in salita, con qualche breve tratto pianeggiante che mi ha consentito di rifiatare. All’inizio… era la parola scritta che non trovava collocazione. Frustrante incontrare solo porte sbarrate. Allora era più difficile per un esordiente farsi leggere, figurarsi arrivare alla pubblicazione! La gavetta. La classica, vecchia, utilissima gavetta è stata la base di partenza. Le riviste amatoriali, i concorsi letterari, le solite trafile che si spera servano da trampolino di lancio. Anche le Convention sono state utili, perché lì si potevano incontrare gli editori e sperare di ottenere attenzione. I rapporti con gli editori, quando finalmente li trovi, sono spesso conflittuali perché loro vogliono una cosa e tu ne vuoi un’altra. Ci vuole diplomazia. Mi ci è voluta e mi ci vuole ancora. Umiltà, modestia, tenacia, convinzione nelle proprie possibilità ma senza sbandierarlo. Mai dimenticare che l’editore ti può stroncare quando gli pare. Avaro di elogi e prodigo di critiche, che per carità fanno anche bene ma provocano la discesa vertiginosa dell’autostima, l’editore ti crea e ti distrugge un libro come se niente fosse.
Vi è passata la voglia di scrivere, amiche aspiranti scrittrici?
Beh, poi arrivano le soddisfazioni, i riconoscimenti, la pubblicazione all’estero, qualche plauso dalle recensioni, lusinghieri apprezzamenti, ma è una faticaccia. E mantenersi sempre a buoni se non eccelsi livelli lo è anche di più. Però è divertente, altrimenti avrei riposto la penna, pardon, il computer già da tempo.

Hai pubblicato sia con editori che in self publishing, quali differenze hai riscontrato? Come ti senti più a tuo agio?

Come dicevo prima, il rapporto con l’editore non è mai facile. Quando poi ti capita un editor, cioè il tipo che cura la revisione del testo, che ti fa un mazzo così e non gli va bene niente… Ti viene davvero la tentazione di mandarlo a quel paese. Però, per senso di giustizia, devo riconoscere che esistono anche editor fantastici coi quali si lavora in sintonia e senza attriti, cosa che ha un effetto benefico sui nervi e sul risultato finale del lavoro.
Penso che il self sia una grande, grandissima opportunità. Intanto ti offre la possibilità di riproporre opere già edite e fuori catalogo e quindi dare loro una nuova visibilità. Si possono anche apportare dei ritocchi, intervenire sul testo con un restyling per aggiungere o togliere paragrafi, così da rinnovarlo. Per esempio ho riscritto completamente un romanzo che presenterò in formato digitale fra poco. La storia è la stessa, ma contiene brani inediti.
La differenza consiste principalmente nel fatto, e qui mi riferisco a opere nuove, di non doverti sottoporre alle “Forche Caudine” degli editori e di evitare i tempi lunghissimi, di solito mesi, che vengono impiegati per la lettura. Con il self puoi pubblicare il tuo libro subito e così come lo hai creato. Sarà poi il pubblico a decidere se è valido o meno.
Detto questo, non significa che abbia intenzione di abbandonare l’editoria tradizionale, anche se mi dà una certa sicurezza sapere che potrò pubblicare la mia opera comunque, indipendentemente dal parere dell’editore, le cui scelte sono spesso condizionate dall’andamento del mercato, dalla crisi e da fattori economici. Mi sento a mio agio in entrambi gli ambiti, pur essendo entusiasta di questa esperienza del tutto innovativa.

Cosa pensi del self publishing e del panorama editoriale attuale?

Del self, come detto sopra, ne penso un gran bene. L’editoria… beh, non è un segreto che attraversa un periodo fortemente critico. I grandi editori, purtroppo, non sempre sono anche degli imprenditori e preferiscono chiudersi nel loro bozzolo piuttosto che investire. L’investimento presenta rischi, è indubbio, ma senza spirito d’iniziativa e calibrate opere di marketing non si ottengono risultati. Si tira a campare, insomma, e ci si limita a coltivare il proprio orticello invece di guardare lontano. Ci vorrebbe più lungimiranza.

Di quale opera sei più soddisfatta? E perché?

Esiste un solo libro fra i tanti che ho scritto e pubblicato di cui non cambierei una sola virgola: “Il Romanzo di Goffredo di Buglione”. Ero particolarmente ispirata, in quel periodo. Stavo attraversando un momento di grande creatività ed ero profondamente coinvolta nella storia. Me la sentivo dentro, la vivevo, ero in sintonia coi personaggi e con gli eventi che man mano ricostruivo. Il transfer era perfetto.

Avendo già esperienza in questo campo, quali sono i segreti per farsi notare da una casa editrice? Hai consigli da dare ai futuri scrittori?

Pensi che se fossi a conoscenza di un simile segreto lo farei sapere ad altri? Neanche sotto tortura! Scherzi a parte, non esistono ricette o segreti. Se un autore possiede talento e costanza, prima o poi qualche editore lo pubblicherà. Ci vuole anche una certa dose di fortuna. Mi riferisco al classico trovarsi nel posto giusto al momento giusto col libro giusto da proporre. A volta un bel romanzo viene scartato perché non rientra nei programmi editoriali, oppure perché chi lo legge non ama quel genere, o ancora si è svegliato con la luna storta e gli trova un sacco di difetti. Può sembrare strano, ma succede davvero. So di autori che si sono visti rifiutare un’opera validissima per motivi futili. Infatti poi sono stati pubblicati da un altro editore e il libro ha avuto successo.
Consiglio perciò di non scoraggiarsi al primo o al secondo rifiuto. Magari al terzo si può cercare di capire cosa non funziona. Rivolgersi a qualcuno che abbia esperienza e fidarsi del suo giudizio. Ricordarsi sempre che le critiche aiutano a crescere. Danno fastidio, lo so, ma servono.
Comunque, considero piuttosto singolare che in un Paese dove si legge molto poco ci sia un così elevato numero di aspiranti scrittori. La lettura è fondamentale per chi desidera diventare a propria volta un autore. Leggere di tutto e impadronirsi delle tecniche analizzando il testo. Lo stile è personale, ma a scrivere si impara dagli altri pian piano, con pazienza, anche sbagliando. Possono essere utili i corsi di scrittura creativa, ma se non esiste un vero talento, se non si è stati benedetti con questo dono stupendo, sarà difficile realizzare il proprio sogno.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai già qualche altra opera in stesura o addirittura pronta?


Nei miei progetti che riguardano il futuro più immediato c’è il self. Col mio amico e
collaboratore abbiamo un fitto programma di uscite in formato digitale fino a giugno. Ci stiamo addentrando su un terreno ancora quasi inesplorato e dovremo scoprire un poco alla volta com’è meglio muoversi.
Attualmente sto lavorando a un Romance, ma è solo la prima stesura e quando l’avrò finito e lasciato decantare dovrò fare la cosa più difficile: una severa autocritica e quindi riscriverlo. Nel frattempo, cioè mentre questo riposa, mi dedicherò a un’altra storia. Probabilmente il seguito di “Post Mortem” e secondo della trilogia. Finito, ma non so ancora se pronto per la pubblicazione, c’è un altro seguito di cui, per adesso, non rivelerò il titolo.

Per concludere desidero ringraziare Ornella di avermi ospitata nel suo salotto virtuale e di avermi dato modo di intrattenervi con questa lunga chiacchierata.

Un affettuoso saluto dalla vostra Angela.

Grazie a te Angela, che sei stata così gentile e simpatica. Aspettiamo i tuoi romanzi e per quanto mi riguarda sono una fan di Post Mortem. E voi che aspettate a leggerlo? È mitico!

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